| Quando il lavoro non é monotono |
| Messaggio: #1 Quando il lavoro non é monotono (21-02-2012 19:56 da ) |
| Quando il nostro Presidente del Consiglio parla di lavoro monotono, si riferisce certamente a quei fortunati che mantengono il proprio posto di lavoro tutta la vita, percepiscono uno stipendio regolare, non sanno cosa sia la cassa integrazione, la messa in mobilità ,il licenziamento per riduzione del personale,il fallimento del datore di lavoro con la conseguente perdita dell'occupazione. Certo che fare il parlamentare, amministratore di finanziarie e banche, manager di stato deve essere tremendamente monotono. E se dopo decenni di noia costoro decidono di passare a un’occupazione differente sono costretti ad accettare iquidazioni e pensioni di fame! Diversa invece è la soddisfazione di chi per sopravvivere deve rinunciare ai diritti acquisiti con dura lotta dalle generazioni passate. Meno salario, niente maternità protetta,niente ferie, più straordinari non pagati, nessuna copertura assicurativa,ecc ecc.. In compenso però questo nuovo schiavismo permette ai lavoratori di avere una vita lavorativa molto dinamica e quindi di non annoiarsi per niente. Quando poi tanti giovani sono costretti a trasferirsi all’estero per trovare qualche opportunità di lavoro, compare una ministra che esercita all’università assieme a marito e figlia che sentenzia che i giovani vogliono trovare il lavoro sulla porta di casa. Ma per favore! Cari professori, dimenticate momentaneamente le vostre cattedre e immergetevi nella realtà del Paese. Gli italiani non hanno bisogno di prediche,ma di riacquistare la fiducia in un futuro migliore. Da ministri teorizzate di meno e cercate di capire le necessità degli italiani che quotidianamente devono affrontare enorme difficoltà di sopravvivenza. |
| |
Rispondi |
| Messaggio: #2 RE: Quando il lavoro non é monotono (22-02-2012 09:17 da ) |
(21-02-2012 19:56)Il giustiziere Ha scritto: [font=Georgia][size=medium]Quando il nostro Presidente del Consiglio parla di lavoro monotono, si riferisce certamente a quei fortunati che mantengono il proprio posto di lavoro tutta la vita, percepiscono uno stipendio regolare, non sanno cosa sia la cassa integrazione, la messa in mobilità ,il licenziamento per riduzione del personale,il fallimento del datore di lavoro con la conseguente perdita dell'occupazione. allora si preoccupi di alcuni dipendenti statali che se ne fottono alla grandissima |
| "Dubium sapientiae initium." |
| |
Rispondi |
| Messaggio: #3 RE: Quando il lavoro non é monotono (22-02-2012 11:46 da ) |
| Bravo Giustiziere, parole sante. La classe dirigente deve avere ben chiari i termini delle questioni. Il lavoro fisso è spesso monotono. C'è una bella commedia di Arthur Miller che ha come protagonista un "impiegato d'ordine" che, per quasi quarant'anni ha fatto solo addizioni. Ad un certo punto questo signore non ne può piu' e chiede un colloquio col direttore. " Siete soddisfatti di me?" Chiede timidamente l'impiegato al suo superiore ( che manco lo conosceva ed aveva appena assunto informazioni su di lui, a seguito della richiesta di colloquio). - "Ma certo caro XXYY, certo........" Fa il direttore. - " Voi signori" riprende l'impiegato facendosi coraggio" state uccidendo l'eroe che è in me..." - " su, su, che parole grosse, via XXYY" lo interrompe il superiore " lei si lamenta perchè per quasi quarant'anni ha fatto solo addizioni? Ebbene mio caro, da oggi lei sarà addetto alle sottrazioni!" Ovviamente questa è una caricatura ma nemmeno poi tanto. E' dimostrato, per esempio che la monotonia (metodo taylorista della divisione del lavoro) crea assuefazione, alienazione e forti rischi di infortunio. Ciò si evince da numerosi studi, a cominciare dagli effetti deleteri della catena di montaggio. Per cui non è che Monti abbia detto una sciocchezza. Il lavoro può essere monotono e creare alienazione. I giapponesi, i primi ad accorgersi di questo, sono corsi ai ripari creando i "circoli della qualità", il lavoro di team e la rotazione negli incarichi. Ovviamente, se da una parte quanto detto sopra è vero, è altrettanto vero che è meglio un brutto lavoro monotono ma fisso che fornisce un reddito garantito, piuttosto che un bel lavoro precario spesso solo ricercato. Non voglio essere l'interprete del Monti-pensiero ma, a mio avviso, il suo ragionamento è applicabile entro certe garanzie di continuità. Le condizioni di vita e di lavoro in fabbrica e negli uffici si possono migliorare ma entro un quadro di certezze e garanzie. Per dirla brutalmente, prima viene la quantità del lavoro e poi la sua qualità. Di questi tempi, anche se poco elegante, le cose vanno dette in questi termini. |
| La situazione è grave, ma non seria |
| |
Rispondi |
| Messaggio: #4 RE: Quando il lavoro non é monotono (22-02-2012 12:21 da ) |
(22-02-2012 11:46)Daniele Ha scritto: Bravo Giustiziere, parole sante.Monti non ha detto una sciocchezza ma è quanto meno sospetto il momento nella quale la dice. Credo che bisogna portare il discorso anche su un piano diverso, dei diritti dei lavoratori, dei diritti dei più deboli, compreso i meno dotati " intellettualmente parlando " Scusa il neretto, ma sono molto sensibile su questo tema. Io penso che la pericolosa direzione che si sta prendendo è di troppa attenzione al merito e alla produttività e poca alla necessità del singolo individuo. Karma dice spesso che è una selezione naturale, lo pensi anche tu? |
| "Dubium sapientiae initium." |
| |
Rispondi |
| Messaggio: #5 RE: Quando il lavoro non é monotono (22-02-2012 13:49 da ) |
| La selezione indubbiamente esiste. Che sia "naturale" è vero fino a un certo punto. Lo sarebbe se esistessero le pari opportunità e tutti fossero uguali alla linea di partenza. In realtà, ce lo confermano le statistiche, i figli di persone laureate tendono a laurearsi a loro volta; chi è benestante tende ad esserlo sempre di piu' e chi è povero a essere sempre piu' povero. I meccanismi di accesso alla carriera sono assai piu' agevoli se veicolati da genitori essi stessi in carriera. Piaccia o no, pure se scomposte e non piu' corrispondenti a modelli del '900, le classi sociali esistono ancora; così come l'esclusione che ne deriva. Dunque il ragionamento di Monti, se non ricondotto nel giusto alveo, assomiglierebbe tanto a quello di Maria Antonietta sulle brioches. |
| La situazione è grave, ma non seria |
| |
Rispondi |
| Messaggio: #6 RE: Quando il lavoro non é monotono (22-02-2012 17:51 da ) |
| vorrei chiarire che non sono un fautore della selezione naturale, ma mi da molto fastidio vederla rifiutata dai tifosi del libero mercato. Il mercato è spietato e seleziona con le sue regole, nonvpuoi volere il libero mercato e poi invocare protezioni e ammortizzatori che garantiscano più giustizia sociale. Se vuoi la giustizia sociale devi accettare che lo stato e la politica controllino il mercato |
| http://www.karmapolitico.ilcannocchiale.it |
| |
Rispondi |
| Messaggio: #7 RE: Quando il lavoro non é monotono (22-02-2012 18:18 da ) |
(22-02-2012 13:49)Daniele Ha scritto: La selezione indubbiamente esiste.credo che monti volesse riferirsi alla monotonia di un lavoro sempre per lo stesso datore e sempre lo stesso,ma in un ambiente dinamico come quello USA(prima del 2008),dove perdere o lasciare un lavoro e trovarne unìaltro è piuttosto facile,almeno a certi livelli.difatti vivono al di sopra delle loro possibilità economiche e appena perdono il lavoro e non ne trovano subito un'altro(tipo 2008) passano dalle stelle alle stalle. la selezione esiste,ma spetta ai governi garantire un livello minimo per i meno fortunati,se vuol considerarsi un paese civile. se i meno fortunati aumentano eccessivamente di numero,in effetti i fortunati rischiano il collo se offrono briosche a chi chiede pane |
| |
| |
Rispondi |
| Messaggio: #8 RE: Quando il lavoro non é monotono (22-02-2012 19:53 da ) |
| ho visto troppi/molti dipendenti che ambivano solo al lavoro monotono, molti più di quanti si possa immaginare dall'esterno, gente di catena di montaggio che andava in crisi ad ogni cambio di produzione mi dicevano che erano pagati per usare le mani, non la testa,poi si lamentavano quando arrivava lo spauracchio della crisi, la mobilità sapendo che erano i primi in lista però vorrei andare un pò oltre alla monotonia di casa nostra guardando un pò lontano ci sono due giganti emergenti dell'economia mondiale che partivano da due monotonie diverse di lavoro i cinesi del lungo periodo comunista avevano senz'altro un lavoro monotono non avendo altre alternative personali gli indiani soffrivano(e soffrono ancora) la loro divisione in caste per cui a partire dal basso non è che ci fossero molti sostitutivi del lavoro monotono eppure hanno avuto un sviluppo invidiabile(?) secondo me perchè hanno liberato la voglia di fare un pò a tutti e si sono messi a correre con dell'ottimismo ottimismo...proprio quello che manca qui |
| -la paura bussò alla porta --apri' la fiducia --- fuori non c'era nessuno |
| |
Rispondi |
| Messaggio: #9 RE: Quando il lavoro non é monotono (23-02-2012 14:16 da ) | ||
| Fare sempre lo stesso lavoro è monontono. La rotazione potrebbe essere una soluzione... Posso quindi aspettarmi di vedere parlamentari in fabbrica? | ||
| ||
| | ||
Rispondi |
| Messaggio: #10 RE: Quando il lavoro non é monotono (23-02-2012 15:26 da ) |
|
| |
| |
Rispondi |
| Messaggio: #11 RE: Quando il lavoro non é monotono (23-02-2012 17:37 da ) |
| |
| -la paura bussò alla porta --apri' la fiducia --- fuori non c'era nessuno |
| |
Rispondi |
| Messaggio: #12 RE: Quando il lavoro non é monotono (23-02-2012 19:58 da ) |
| |
| |
Rispondi |
| « Precedente | Successivo » |
Utente(i) che stanno guardando questa discussione: 1 Ospite(i)

Cerca
Lista utenti
Calendario
Aiuto
Rispondi

Rispondi


![[Immagine: OrangeRibbonG.gif]](http://www.thelibby.com/OrangeRibbonG.gif)