| Quantità e Qualità. |
| Messaggio: #1 Quantità e Qualità. (10-02-2012 16:44 da ) |
| Anni fa sono stato il responsabile della Qualità di uno stabilimento siderurgico della Falck. Quello della quantità e della qualità è un tema che mi è caro e che spesso viene sfiorato. La Quantità è definibile come un insieme di unità statistiche che non necessariamente abbiano o mantengano nel tempo i medesimi caratteri. Viceversa la Qualità dipende da un monitoraggio sistematico e costante delle variabili che, nei cicli industriali ( ma anche in quelli commerciali dei servizi, della logistica) costituiscono l'essenza della produzione stessa. Jouran definisce la Qualità in un modo semplicissimo: " La Qualità è adeguatezza all'uso". La definiziione è persino disarmante ma assolutamente veritiera. Qualità non è eccellenza; qualità è rispetto per gli standard. Alla base della Qualità c'è la "Ruota di Deming" dove, in luogo di un rapporto piramidale tra le gerarchie aziendali, si sostituisce un sistema relazionale circolare fatto da: ricerca, progetto, esecuzione, controllo, certificazione. Il tutto sottoposto a continuo feed back. Dunque, se la logica è questa, la quantità è conseguenziale e non certo in antitesi con la qualità. Anzi, è dimostrato e dimostrabile che la qualità migliora anche la quantità; non costa, se non nella sua introduzione iniziale ma, nel medio periodo, è decisamente a piu' alto valore aggiunto della semplice quantità. La Qualità è il giusto compromesso tra due esigenze contrapposte: quella del produttore che vorrebbe dare il meno possibile al consumatore ed ottenere la piu' alta remunerazione e quella del consumatore che vorrebbe l'eccellenza e pagarla pochissimo. Su di un grafico sono due funzioni inverse a " X": dove cresce l'una diminuisce l'altra e viceversa. Il punto di compromesso accettabile sta nell'incrocio della X. Ricordo la diatriba che ci fu tra me e un mio omologo di un altro sbabilimento. Egli scrisse una relazione sui "costi della qualità" ed io una relazione sui costi della "non qualità" dove dimostravo che la qualità non è un costo e neppure un valore aggiunto dell'azienda ma una maniera di pensare la produzione e di essere coerente col principio del "fai bene la prima volta". Qualità, sempre nei cicli industriali significa: - selezione dei partners che forniscono le materie prime, i quali devono operare anch'essi in regime di garanzia della Qualità - controllo di processo - addestramento perenne delle maestranze - circoli della qualità, secondo il principio del Total Quality System - verifica delle decisioni - azioni correttive - validazione dei risultati e certificazione degli stessi, secondo la logica: " scrivi quello che fai, fai quello che scrivi e certificalo" Dunque la qualità non è mai un "dopo" che si può aggiungere come la ciliegina sulla torta; è sempre un "prima" un qualche cosa che sta a monte e precede l'inizio stesso dell'attività di impresa. Nasce da un buon progetto, da una buona programmazione e da una visione chiara del "chi-fa-cosa". Questo ragionamento è estensibile a tutte le attività anche immateriali. Avere chiaro un progetto, censire le risorse da impiegare, avere meccanismo di retroazione che comparino i risultati coi valori attesi è alla base di qualunque iniziativa di successo. Se manca ciò trionfa l'anarchia e l'arte di arrangiarsi. Il Taylorismo fu una dottrina di tipo quantitativo ma fu votata, ben presto, al fallimento. La quantità può essere fondamentale, nel breve periodo, nelle fasi come quelle che si sono avute a cavallo tra le due guerre mondiali o, come ai tempi che precedettero la grande crisi del '29. Ma ciò che ha fatto affermare le aziende di successo è stato lo scommettere sulla qualità che, ripeto, corrisponde ad una logica aziendale di base, non ad un valore aggiunto che può esserci o non esserci. |
| La situazione è grave, ma non seria |
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| Messaggio: #2 RE: Quantità e Qualità. (10-02-2012 18:14 da ) |
| Effettivamente per definire la qualità c'è da stabilire lo standard di riferimento. A me viene in mente ISO 9001 ma anche ISO 14001, sono entrambe le nostre certificazioni, che forse non ci azzeccano molto, ma vedo lo sforzo per rispettarli che non sempre equivale ad una qualità in assoluto, ma appunto più di riferimento La domanda che mi pongo è l'abuso che si usa per la parola qualità, un po come quando vedi la parola occasione sulle auto. E poi, ma qui tu dovresti saperne, i parametri di riferimento sono opinabili? Chi ci da la certezza che si è lavorato per il meglio, ossia per ottenere una qualità accettabile. |
| "Dubium sapientiae initium." |
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| Messaggio: #3 RE: Quantità e Qualità. (10-02-2012 18:29 da ) |
(10-02-2012 18:14)Krotalo Ha scritto: Effettivamente per definire la qualità c'è da stabilire lo standard di riferimento.Premesso che Qualità = adeguatezza all'uso e non eccellenza, resta da stabilire quale sia il QAL ( livello di qualità accettabile). Anche qui esistono due variabili che hanno andamento opposto tra di loro: la variabile difetti e la variabile costi. Se non si fanno investimenti e il processo è fuori controllo, si avranno bassi costi ed elevati difetti. Viceversa, se gli investimenti sono alti saranno bassi i difetti. Però va rispettata una curva operativa, giacchè costi e difetti, dopo il punto di equilibrio tra di loro ( QAL) entrano in asintoto: crescono esponenzialmente senza apprezzabili risultati. A questo scopo, una volta definito il QAL, esistono le carte di controllo che funzionano secondo il criterio statistico della distribuzione normale. Praticamente si tratta di tre linee parallele. La linea centrale rappresenta la media. La linea bassa la media - 1 s.q.m. ( scarto quadratico medio) e la linea superiore la media + 1 s.q.m. La qualità è quella oscillazione controllata che non esce dalla banda superiore e da quella inferiore. Dunque, parlare di "qualità costante" è una scempiaggine, perchè, in effetti, le variabili afferenti al processo sono tante e tali per cui il processo tende sempre ad andare fuori controllo. Per questo esistono le carte, in modo da valutare il loro comportamento nel tempo ed intervenire quando si vede che il trend volge all'alto o al basso, rispetto ai valori medi attesi. Dunque la Qualità non è qualche cosa di astratto ma è qualche cosa di misurabile concretamente. IL fatto è che la parola è abusata e spesso confusa con eccellenza, che è altra cosa. |
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| Messaggio: #4 RE: Quantità e Qualità. (10-02-2012 18:34 da ) |
| Quindi per ottenere una qualità accettabile, visto che spieghi che costante non esiste, c'è un'operatività costante e investimenti che seguono un budget. Scusa ma sono curioso, il Budget prevede un Revised come succede commercialmente? |
| "Dubium sapientiae initium." |
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| Messaggio: #5 RE: Quantità e Qualità. (10-02-2012 19:21 da ) |
(10-02-2012 18:34)Krotalo Ha scritto: Quindi per ottenere una qualità accettabile, visto che spieghi che costante non esiste, c'è un'operatività costante e investimenti che seguono un budget.Anche da un punto di vista ragionieristico il budget non si discosta dalla logica delle carte di controllo. Infatti le stime previsionali hanno spesso tre colonne "Min" - " Budget" - "Max". IL che significa che l'impresa, non potendo fornire una cifra esatta circa le previsioni di spesa e/o di investimento, stima l'intervallo entro il quale si presuppone che oscilli la spesa "vera"; salvo, a fine periodo prefissato, fare le variazioni. Variazioni che poi entreranno a corredo delle serie storiche e costituiranno il trend di riferimento. Un processo può andare fuori controllo per molti motivi. In siderurgia dov'ero io ( settore lamiere ) poteva dipendere da temperature troppo alte o troppo basse di laminazione, errori di elementi di lega ( in piu' o in meno), inclusione di calamina nel metallo ferroso durante la laminazione ecc. Controllare il processo significa attribuire ad esso un significato vettoriale, dove ogni fase di lavorazione costituisce un "vagone" di un lungo "treno". Se ogni vagone è ok, anche il treno sarà ok. Se un vagone ha dei difetti bisogna intervenire sui difetti; altrimenti essi si sommeranno a quelli delle lavorazioni successive. Per darti un'idea della filosofia della qualità......... In America, nella logica taylorista della quantità, se , poniamo, un frigorifero risultava difettoso, esso veniva tolto dalla linea e mandato a riparare o rottamato se l'errore era grave. In Giappone non esiste il "fuori linea". Se si riscontra un pezzo difettoso si ferma la linea e si risale "controcorrente" fino a quando non si trova la sorgente del difetto. Siccome tutto si traduce in costi, solo apparentemente la "filosofia" giapponese è piu' costosa. In effetti costano molto di piu' gli scarti e le rilavorazioni che l'intervento precoce sul guasto. Poi, se a questo associ una manutenzione sistematica e programmata degli impianti, rimuovi anche le possibili cause di guasto. |
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| Messaggio: #6 RE: Quantità e Qualità. (11-02-2012 09:44 da ) |
| Mi spiace dire che la gestione della qualità è stata una delle più forti delusioni della mia vita professionale. Mi ero appassionato e ne ero entusiasta, quando, all'atto pratico, ho dovuto constatare che in alcuni ambienti ed in alcune circostanze la procedura si svuota del suo reale contenuto e si trasforma in un affare; l'affare della qualità; esattamente come un altro valore, altrettanto importante, la sicurezza, può facilmente trasformarsi nell'affare della sicurezza. Ciò avviene quando i due sistemi cessano di essere una filosofia ed un metodo, e iniziano a diventare un commercio. |
| But to speak seriously, the universality of an opinion is no proof, nay, it is not even a probability, that the opinion is right (A. Schopenhauer). |
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| Messaggio: #7 RE: Quantità e Qualità. (11-02-2012 10:19 da ) |
(11-02-2012 09:44)alex Ha scritto: Mi spiace dire che la gestione della qualità è stata una delle più forti delusioni della mia vita professionale. Mi ero appassionato e ne ero entusiasta, quando, all'atto pratico, ho dovuto constatare che in alcuni ambienti ed in alcune circostanze la procedura si svuota del suo reale contenuto e si trasforma in un affare; l'affare della qualità; esattamente come un altro valore, altrettanto importante, la sicurezza, può facilmente trasformarsi nell'affare della sicurezza.Alla base di tutto, Alex, c'è sempre l'ignoranza e la pochezza. Posso garantirti che almeno il 70% delle aziende che ho preparato per la certificazione ISO 9001 e 14001 avevano in animo solo il pezzo di carta da appendere dietro alla scrivania del direttore. Ricordo un'azienda che, addirittura, ne fece una gigantografia e la impiantò, a mò di parete, in portineria. Altri scrivono "Azienda certificata DNV ISO 9001/2000" sui teloni dei camion. In realtà sono pochi, che hanno capito come la Qualità sia una via maestra per risparmiare migliorando l'efficienza, riducendo gli errori e diminuendo gli impieghi. La sanità, piu' di ogni altro settore è quello che avrebbe bisogno di Qualità. Esistono sprechi enormi, sovrapposizioni e rindondanze senza senso, se non quello di fare lievitare in modo abnorme i costi. Solo che baronie e atteggiamenti supponenti impediscono di andare oltre le apparenze per diventare sostanza. IL problema è di lunga lena e parte dal fatto che i medici di famiglia non fanno il loro mestiere e delegano tutto ad altra struttura. Lo screening obiettivo lascia il posto a costosi accertamenti diagnostici. Senza filtri le strutture di specializzazione si intasano e cessano di funzionare in modo efficiente. La Sanità ha costi abnormi rispetto ai risultati. Potrebbe costare assai di meno ed essere molto piu' efficiente se lo si volesse. Ma l'inefficienza è essa stessa un affare: veicola l'attenzione sull'offerta privata; distogliendo mezzi e risorse da quella pubblica. Se a questo aggiungiamo gli affari colossali della farmaceutica abbiamo completato il quadro. Una gran parte dei farmaci sono inutili ; moltissimi sono doppioni. Solo i farmaci che portano una certa remunerazione vengono prodotti. Quelli efficaci ma poco remunerativi escono dai prontuari o fanno presenza solo negli annali di "Medicamenta". Ricorderò sempre in Unione Sovietica come, avendo problemi di stipsi, una donnona dell'Apotèc mi desse dell'olio di castoro e un paio di pastiglie a base di frangula........ah che dolcezza! Problema risolto, meglio che con la Euchessina e con una spesa di pochi copechi! Ma qui, come altrove, il problema è sempre quello di consumare, non di ottenere i risultati. Dunque madama Qualità resta solo una vecchia signora da guardare con circospezione e ipocrita adulazione. |
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| Messaggio: #8 RE: Quantità e Qualità. (11-02-2012 12:30 da ) |
Citazione: .....Ricorderò sempre in Unione Sovietica come, avendo problemi.....è la stessa cosa che ho pensato anch'io quando ho avuto problemi simili da quelle parti poi conoscendo meglio quel tipo di società è venuto fuori anche il rovescio della medaglia ma credo che parlare di sanità sarebbe deviare molto dal tema iniziale ovvero la qualità prima di tutto stabilire che cos'è innanzitutto non può essere un metro di giudizio universale per ogni cosa che prendiamo ad esempio lamiere frigoriferi medicinali, tutto ha una qualita diversa in base al proprio mercato |
| -la paura bussò alla porta --apri' la fiducia --- fuori non c'era nessuno |
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| Messaggio: #9 RE: Quantità e Qualità. (11-02-2012 12:36 da ) |
a proposito di qualità,mi ricordo di una pubblicità degli anni 50/60 riportat in questo forum da wolf: a proposito degli elettrodomestici,garantivano che dureranno una vita! oggi durano poco piu che della loro garanzia. è scaduta la qualità? |
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| Messaggio: #10 RE: Quantità e Qualità. (11-02-2012 12:59 da ) |
(11-02-2012 12:36)François Ha scritto: a proposito di qualità,mi ricordo di una pubblicità degli anni 50/60 riportat in questo forum da wolf:visto che li dentro ho passato la mia vita lavorativa ti posso dare alcune risposte in merito incrociando anche quello che ha preso ad esempio daniele la qualità della lamiera e definita dal consumatore , ed io che faccio frigoriferi che sono appunto di lamiera all'esterno considero di qualità una lamiera che resista alla corrosione per almeno 5 anni , il tempo che nei miei piani prevedo per la sostituzione del frigorifero vecchio con uno nuovo per il consumatore finale che compra poi il frigorifero questo non è indice di qualità , ma la qualità non viene determinata da lui naturalmente ho semplificato.. ci sono anche altri fattori per la durata programmata di un frigorifero o di altre cose, ma il concetto di qualità resta ....è determinata dalle richieste del cliente pagatore che non necessariamente è anche il cliente finale |
| -la paura bussò alla porta --apri' la fiducia --- fuori non c'era nessuno |
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| Messaggio: #11 RE: Quantità e Qualità. (11-02-2012 13:07 da ) |
sicuro che sia determinata dal cliente invece che dal marketing? personalmente opto per la seconda,al di là della lamiera,troppo spesso gli articoli che si rompono piu spesso sono in materiale plastico e quando si tratta di cambiare pezzi importanti è conveniente acquistare un'articolo nuovo. tutto questo è dettato non dal consumatore ma dal marketing. |
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| Messaggio: #12 RE: Quantità e Qualità. (11-02-2012 13:39 da ) |
(11-02-2012 12:30)gasiòt Ha scritto: è la stessa cosa che ho pensato anch'io quando ho avuto problemi simili da quelle parti Noi dobbiamo sempre partire dal principio che Qualità è adeguatezza all'uso. Adeguatezza significa per il prodotto/servizio ha le qualità essenziali per ciò a cui è destinato e che tali qualità, pure variando dagli altri consimili, è sempre a "variabilità controllata" cioè oscilla in quella banda ( carte di controllo) entro la quale si manifesta la Qualità. Insomma: la Qualità è un treno che non deve deragliare. Per esempio, i mobili Ikea sono mobili di qualità. Tutto in Ikea è standardizzato, corrisponde alle specifiche, ha un'efficienza nella filiera. Nessuno si sognerebbe di dire che quei mobili sono il non plus ultra: ovvio che quelli del mobiliere sono un'altra cosa. Però i creativi e gli ingegneri di Ikea hanno creato un prodotto che funziona, sempre simile a se stesso, riproducibile, compatibile con gli altri componenti, facile da montare, adeguato nel prezzo. Ikea ha definito un target, sia di prodotto che di fascia di mercato e su questo ha impostato la sua garanzia di Qualità. Il "metro di giudizio" sta sempre nella coerenza del "scrivi quello che fai e fai quello che scrivi". IO dichiaro cosa offro e mantengo la promise adottando standard che mi consentono di erogare sempre QUELLA Qualità; niente di meno e niente di piu'. Se voglio qualche cosa di diverso, con un konw how diverso, semplice: non vado all'Ikea. (11-02-2012 13:07)François Ha scritto: sicuro che sia determinata dal cliente invece che dal marketing?Beh, sicuro. Il marketing è la forma moderna della religione: la gente si indirizza ai consumi in base a precisi orientamenti che provengono da chi vuole che acceda a determinati prodotti. Le "quattro P" del marketing valgono sempre e comunque. Però, se ciò vale per l'imprinting non vale per i consumi successivi al primo: se mi freghi una volta cambio prodotto o fornitore. Dunque la fidelizzazione del cliente dipende sempre dall'affidabilità sia del prodotto che dalla reputazione del produttore. Coca cola, per esempio, è un marchio che, di per se significa fidelizzazione. Non ha bisogno di farsi conoscere e, men che meno, convincere che il prodotto sia buono. Ha un suo target di vendita ( indifferenziato) e dei precisi volumi, piu' o meno costanti nei dodici mesi dell'anno. Coca-Cola sa che in inverno tende ad avere cali nelle vendite e allora fa campagna pubblicitaria, ma non per dire che la Coca è buona: semplicemente per ricordare che la devi consumare, anche a Natale. Infatti, se guardi le vendite della Coca-Cola noterai un andamento sinusoidale, con "cadute" e successive "riprese" immediatamente dopo gli spot pubblicitari. Qual'è il successo della Coca-Cola? Un prodotto sempre (quasi) uguale a se stesso. Ho messo il (quasi) tra parentesi, perchè, a detta degli "intenditori" il prodotto varia da stabilimento a stabilimento, da confezione in lattina o in bottiglia da "premix" a "postmix" se si tratta di Coca-Cola venduta sfusa nei bar. Se si ragionasse fuori dagli standard, si potrebbero trovare un sacco di bibite, magari casalinghe, assai piu' gustose della Coca-Cola. Ma viviamo nell'epoca dei prodotti industriali. Dunque Qualità è adeguatezza all'uso. Poi , di certi prodotti bevi lo "status", tipo Campari. Non a caso l'immagine di questo aperitivo è basato sulla trasgressione, la festa, il divertimento; sempre, ovviamente con strafighi e strafighe; ingrediente che non manca mai nella veicolazione dei prodotti. |
| La situazione è grave, ma non seria |
| (Questo messaggio è stato modificato l'ultima volta il: 11-02-2012 13:52 da Daniele.) |
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| Messaggio: #13 RE: Quantità e Qualità. (11-02-2012 16:58 da ) |
| Daniele non riesco a postarlo Ti avevo pubblicato il grafico delle 4 P ma anche le 5 P che Microsoft spiega alle PMI per la proposta del Content Management System Morale... tutto è impostato alla vendita e la qualità non può e non deve essere una vendita, ma una scienza? |
| "Dubium sapientiae initium." |
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| Messaggio: #14 RE: Quantità e Qualità. (11-02-2012 16:59 da ) |
(11-02-2012 13:39)Daniele Ha scritto: Noi dobbiamo sempre partire dal principio che Qualità è adeguatezza all'uso.ritornando all'esempio della lavatrice,se tutti i produttori si mettono d'accordo affinchè la vita media sia di tot,nessnuno potrà scegliere piu il prodotto d'entant che durava una vita,altriemnti il gico del marketing crollerebbe. anche questo è una forma di "cartello" e non credo che basti qualche "opsional" in piu per fare cambiare il vecchio modello che va ancora bene. quindi qualità è sinonimo di scelta arbitraria di un "cartello" che obbliga gli utenti a scegliere o "cosi o pomì",ma non "duraturo" quindi,in questi casi,qualità è sinonimo di vuoto concettuale @krotalo non è detto che la p di prodotto sia quello piu significativo |
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| Messaggio: #15 RE: Quantità e Qualità. (11-02-2012 17:22 da ) |
| Francois, è vero solo parzialmente quello che dici. Ricordo quando ero in Falck che avevamo in portafoglio clienti anche FIAT. Bene, il loro capitolato di produzione, al quale dovevamo attenerci, prevedeva che il tenore di fosforo e zolfo non fosse inferiore a 0,002 parti per milione. Fosforo e zolfo sono due forti ossidanti. Si legano alle molecole del ferro e producono una repentina ossidazione; insomma: ruggine. Al che, trovando strana la cosa, ho alzato la cornetta e ho parlato col mio omologo in FIAT, l'ing XXXX. "Scusa" gli ho chiesto, ma hai visto il vostro capitolato, a proposito dell'analisi chimica dell'acciaio? "Si" fa lui, lo vogliamo così, perchè le vetture sono programmate per durare non piu' di dieci anni. Volvo, anch'essa produce automobili. Il marketing Volvo ha lanciato la seguente pubbicità: " il 60% di tutte le vetture prodotte da Volvo, da quando il marchio esiste, è ancora in circolazione". Cosa peraltro vera. Volvo alle sue vetture pratica ben 18 trattamenti di finitura. Può succedere di tutto ma mai che una vettura arrugginisca e marcisca, come accadeva alle FIAT, prima dell'avento della plastica. Morale: solo in alcuni settori è (purtroppo) possibile evitare la concorrenza, come in quello petrolifero. In altri il monopolio viene sanzionato, come prevedono le leggi antitrust americane e come ha fatto Monti, allora Commissario alla Concorrenza UE che ha sanzionato Microsoft con una mega multa per violazione delle leggi europee sulla concorrenza. Infatti, dove non c'è libero mercato ci sono le aberrazioni che hanno portato alla crisi finanziaria mondiale che abbiamo conosciuto di recente. Ma questo è un pò O.T rispetto al ragionamento sulla Qualità. |
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