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I sette peccati capitali
Messaggio: #1
I sette peccati capitali (21-11-2011 11:48 da
Ninetta
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Fra le tante espressioni che oggi sono in uso, vi è "essere e non apparire"
Sento questa espressione sulla bocca di tutti, e a volte vorrei avere in tasca dei bei pomodori rossi e succosi per tirarli in faccia a chi è l'apparenza fatta persona.
quest'espressione che tanto riempie la bocca di molti mi è venuta sulle palle, non la posso più sentire da quanto mi suona falsa , ipocrita: "l'importante è essere e non apparire" sii te stesso, ecc ecc tante belle parole che poi alla fine scopri vuote di significato...
Cosa vuol dire sii te stessa, perché mi si dice sii te stessa e poi se esco dai canoni mi si da una bacchettata nelle mani
Chi stabilisce cosa voglia significare essere e non apparire?
Vuol dire forse: sii te stesso in bene e in male, mostra ogni tua caratteristica dalla più bella alla più brutta, dai un ceffone se ti senti di darlo, dai un bacio se questo desideri, di : "maremma maiala" se ne hai voglia, cita i versi dell'infinito di Leopardi se lo desideri, e via dicendo?
Si dovrebbe voler dire questo, ma alla fine vuol dire sempre: "sii come la situazione ti chiede, come gli altri ti chiedono di essere e reprimi ciò che vorresti essere"...quindi ancora una volta balle e balle e altre balle..e io mi sono rotta i coglioni!!

Mi sono rotta che mi si dica una cosa e poi dietro le righe mi si faccia capire che devo farne un altra.
Se io devo essere e non sembrare sarò come mi sento di essere al di là cosa la società mi impone se no che "walter" di essere è?
Allora diciamolo chiaro, dobbiamo essere come la situazione impone: "stai ai canoni che l'educazione le buone maniere ti impongano" . PUNTO.
Quindi sarebbe bello essere e non sembrare, ma purtroppo non è possibile, perché la tanto criticata ipocrisia, è quella che alla fine sempre ci viene chiesta: una bella maschera che nasconda ciò che del nostro essere è sconveniente...

Essere e non sembrare vuol forse dire sei libera di esprimerti se ne hai voglia, nei sette peccati capitali ? No per Dio!!

I sette peccati capitali, a cui la maggior parte guarda con diniego...come se non li riguardasse!! poi magari gira l'angolo vede esposta in una pasticceria una bella pasta con la panna, se la persona è sola cede alla gola e si mangia la pasta, se invece è in compagnia si reprime per NON APPARIRE ingorda
Qui ha vinto l'essere o il sembrare?
Sembrare cosa vuol dire, reprimersi quando siamo con altro per non infrangere le regole, oppure agire come dentro
senti che vuoi agire?

Ed ora andiamo ai sette peccati capitali che sono quelli che in pratica racchiudono tutta la cattiveria la stronzaggine umana

A questo link sono descritti molto bene anche sotto il profilo psicologico
ttp://www.psicoanalisi.it/psicoanalisi/psicosomatica/articoli/psoma6.htm


Secondo me sono le uniche caratteristiche umane per cui si può dire che uomo è e non appare. Voi che ne dite?
Siamo tutti santi indossando la maschera, ma vediamo un poco di levarcela tutti...cosa succederebbe? nulla se non che almeno l'uomo apparirebbe il lupo che è e non quel lupo vestito da agnello che la mente in tasca ai deboli come suonare a predica....senza nemmeno dar loro modo di trovare le armi per difendersi..perchè quando si accorgono che l'agnello è un lupo oramai è tardi e qualsiasi arma che potrebbero trovare sarebbe inefficace....
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(Questo messaggio è stato modificato l'ultima volta il: 21-11-2011 12:12 da Ninetta.)
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Messaggio: #2
RE: I sette peccati capitali (21-11-2011 12:17 da
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Innanzi tutto essere educati è anche quello un modo di essere.....
poi essere ipocriti è esattamente quello che hai descritto tu diversificare il proprio comportamento per adeguarsi o apparire migliori.
Ma quando si invoca la priorità dell' essere sull' apparire non è per bandire l' ipocrisia.
C'è infatti chi è appagato dall' apparire e chi è appagato solo dall' essere.
Hai giustamente tirato in ballo la psicoanalisi perchè chi è attento all'essere non cerca conferme all'esterno, ha il suo baricentro emotivo dentro di se. Chi invece quel baricentro non ce l' ha e non riesce a trovarlo dentro di se lo cerca al di fuori, cerca conferme negli altri e quindi è schiavo dell' apparire perchè è ovvio che potrai avere conferme dagli altri solo sulla base di come appari.
Quindi la differenza sostanziale tra chi tiene all' essere e chi tiene all' apparire è che le prime sono persone sicure ed equilibrate mentre le seconde sono persone insicure e squilibrate.
Tutto questo in termini di essere, perchè ovviamente è possibile che una persona insicura voglia apparire invece assolutamente sicura e spesso arrogante nella sua sicurezza mentre una persona sicura può benissimo manifestare i suoi dubbi....
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Messaggio: #3
RE: I sette peccati capitali (21-11-2011 16:32 da
Ninetta
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(21-11-2011 12:17)Karma Ha scritto:  Hai giustamente tirato in ballo la psicoanalisi perchè chi è attento all'essere non cerca conferme all'esterno, ha il suo baricentro emotivo dentro di se. Chi invece quel baricentro non ce l' ha e non riesce a trovarlo dentro di se lo cerca al di fuori, cerca conferme negli altri e quindi è schiavo dell' apparire perchè è ovvio che potrai avere conferme dagli altri solo sulla base di come appari.
Quindi la differenza sostanziale tra chi tiene all' essere e chi tiene all' apparire è che le prime sono persone sicure ed equilibrate mentre le seconde sono persone insicure e squilibrate.
Tutto questo in termini di essere, perchè ovviamente è possibile che una persona insicura voglia apparire invece assolutamente sicura e spesso arrogante nella sua sicurezza mentre una persona sicura può benissimo manifestare i suoi dubbi....
Cercare la conferma negli altri vuol dire uscire dal nostro essere, in quando si tenderà sempre più a non manifestarsi più in base alla propria educazione, alle nostre esperienze, e via dicendo, ma a manifestarsi in base al modo di fare altrui, cercare la conferma negli altri vuol dire non solo essere perdenti in partenza, ma vuol dire anche rinunciare ad essere se stessi.
In quanto la conferma la si cerca in persone di cui teniamo di conto e magari ci superiamo per avere la loro approvazione, fino a quando ci accorgiamo così di allontanarsi sempre più da quello che siamo noi, avvicinandoci ad un modo di fare che magari nemmeno fa parte del nostro modo di pensare
Io credo che essere voglia anche dire, anche se lo ritengo un detto superbo e arrogante : "io sono così, se vi sta bene , bene, se no vi saluto..ci perdete voi non io"
Però credo che questo sia un ottimo modo per essere, per evitare ogni ipocrisia che viene adottata per piacere agli altri per farci più simili a loro.
La famosa maschera che indossiamo per poter adattarci a luoghi e situazioni impedendoci di essere noi stessi, fa si che sembriamo ciò che in realtà non siamo, adottando o comunque approvando ,anche persone, comportamenti che abbiamo in passato deplorato
Tu dici che sono le persone insicure che cercano la conferma negli altri?
Si in effetti è così, la paura di essere inadeguati, la paura di non essere all'altezza, di non saper condurre una situazione, è sinonimo di insicurezza e porta a cercare conferme negli altri.
Ed è la cosa più sbagliata che si possa fare, saggio è chi la conferma la trova in se stesso nel suo specchio, nel suo capirsi e conoscersi....fregandosene dell'opinione altrui...
Però anch'io credo che pure le persone sicure vadano cercando quella conferma negli altri , magari attraverso l'espressione di dubbi e domante intessute ad arte per cercare di trovare l'espressione di quella conferma nelle risposte..



Personalmente ho un mio pensiero, non so quanto sia giusto, ma è questo: siamo tutte le volte che ci viene concesso di essere quello che sentiamo, sembriamo tutte le volte che non possiamo essere quello che sentiamo e dobbiamo adattarci al contesto in cui viviamo
Infatti sai Giorgio cosa ho sempre pensato? che uno dei più bei regali che gli altri ci possono fare, è quello di darci modo di essere noi stessi, di manifestare quello che siamo in un determinato momento, quello di apprezzarci per come siamo quello di vedere i nostri pregi come il lato di noi che rende piacevoli i nostri difetti
Ma purtroppo questo non accade mai, e se qualche volta accade è solo uno scherzo del destino che si corregge poco dopo.
A volte mi è capitato di dover per forza di cose essere come una situazione mi richiedeva, vuoi per motivi di lavoro, vuoi per non portare squilibri in determinate situazioni, mentre indossavo quella maschera, mi sembrava di essere un'altra, fuori da me stessa, dal mio modo di essere, e in quel momento mi sono trovata a pensare che avrei potuto benissimo non togliermi più quella maschera che mi faceva apparire diversa...ma, per ora, non l'ho mia fatto, perché in definitiva, sarà superbia, o narcisismo ma io mi sono sempre piaciuta come sono, ogni maschera che indossavo mi pareva rendermi si, più piacevole agli occhi degli altri, ma brutta ai miei occhi..così ho sempre tenuto quella maschera solo per il tempo necessario .
Però giorno dopo giorno un po' di quella maschera mi entrava dentro e mi trasformava un po', ad un certo punto ho avuto paura di perdere me stessa non ritrovarmi più, e prima o poi chissà che non succederà davvero.
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(Questo messaggio è stato modificato l'ultima volta il: 21-11-2011 17:26 da Ninetta.)
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Messaggio: #4
RE: I sette peccati capitali (22-11-2011 20:44 da
Daniele
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Ninetta (quasi) tutti noi siamo genitori.
Quando io avevo i figli piccoli ho sempre accettato il conflitto come un fatto ineludibile; una sorta di "prova" a cui, i miei figli ed io dovevamo sottostare.
Se il conflitto è inevitabile perchè origina dal dualismo diritti/doveri, a cui i figli ( e non solo loro) tendono volentieri a sottrarsi, non di meno è un cimento che consente anche ai genitori di crescere; ripassando la "lezione" di ciò che è bene e ciò che è male.

Il mio primogenito è sempre stato un ragazzo molto sensibile al "branco". La sua frase tipica era: "anche i miei amici lo fanno" Oppure: " tutti i miei amici ce l'hanno".
Questa impostazione non mi è mai garbata e dovevo assolutamente sconfiggerla.
Inutile le contrapposizioni. Fabio ha una testa così dura che le maniere forti non avrebbero funzionato.
Mi sono posto un primo obiettivo: farlo ragionare sulla differenza tra "branco" e socialità.
Stare insieme è bello. E' bello ascoltare, imparare dagli altri, ridere con gli altri, partecipare ai loro grandi e piccoli drammi personali.
Ma questa partecipazione deve essere vicendevole. Nessuno può imporre comportamenti sbagliati e, ancora di piu' nessuno deve essere disposto ad accettarli.
Col tempo sono riuscito a spiegargli la differenza tra essere animale sociale ed essere animale che abbassa la coda d'innanzi ad un "capo".
Gli ho insegnato che i comportamenti di massa non sempre sono commendevoli, solo perchè " lo fanno tutti".
Ho sempre teorizzato che, prima di aderire ad un'opinione, ad un comportamento, è necessario interrogare la propria coscienzaed il proprio intelletto e che se questi forniscono verdetti negativi, allora non è lecito fare una cosa solo perchè la fanno tutti.

Ho cercato, non di questi tempi ma molti anni fa, di spiegargli la differenza tra "essere" e "avere"; tra "essere" e "sembrare".
"Essere" significa, prima di tutto, non essere disponibili a fare qualsiasi cosa anche se ciò porta ad un interesse personale.
Ho spiegato che il denaro serve per vivere ma non si deve vivere per fare denaro.
Sono stato un padre bacchettone, nel senso che ho insegnato ai miei figli ad amare Bach, la musica colta e ritenerla buon cibo per l'anima.
Le nostre vacanze, a cui non mancavano mai le giornate di mare, iniziavano e finivano sempre nelle città d'arte.
Faceva un pò senso sentire Davide a Montepulciano tempestare di domande il custode del museo dei Della Robbia o a vederlo col naso all'insu' ad ammirare l'Annunciazione del Beato Angelico, i polittici di Luca Signorelli.

Nonostante queste iniezioni di buon senso, a cui non sono mai mancate nemmeno le "lmmersioni" nella buona cucina (come avrei potuto dissuaderli dalla frequentazione del Mc Donald's se non avessi loro fatto apprezzare le pappardelle col tartufo di Norcia?), i miei figli sono stati ragazzi del tutto "normali": sportivi, studiosi, pieni di vita.
Ne hanno combinate, come tutti i ragazzi ma nulla che abbia incrinato il grande amore reciproco e forse anche la soddisfazione di una mutua complicità.

Io penso che i buoni cittadini inizino da qui: dalla famiglia, dall'educazione ai valori, alla cultura, alla solidarietà, alla compassione ( nel senso nobile del termine); ma anche dalla gioia di vivere, di provare emozioni, di vivere l'amore com qualche cosa di alto e di appagante per il corpo e per lo spirito.

Di tutte le colpe che faccio a Berlusconi e al berlusconismo, una le sovrasta tutte: quella di avere disabituato la gente al senso "alto" delle cose; a guardare lontano, ad avere orizzonti.
Da questa regressione votata al mediocre principiano i sette vizi capitali.
La situazione è grave, ma non seria
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Messaggio: #5
RE: I sette peccati capitali (23-11-2011 11:56 da
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un figlio è qualcosa che sentiamo nostro come nulla al mondo, qualcosa specie per una donna che si sente parte di noi stessi
Un figlio vorremmo che fosse la continuazione di ciò che siamo noi, che abbiamo fatto noi, voremmo che crescesse sempre nei valori che gli abbiamo trasmesso, che seguisse le regole che con pazienza e amore gli abbiamo insegnato,
per proteggerlo e per insegnarli la via.
Finchè il figlio vive con te c'è condivisione, quell'amore fatto di intese, di gioia di amicizia.....poi un giorno i figli crescono, e noi non siamo più il centro del loro universo l'esempio da seguire, i nostri insegnamenti consigli si fanno sfumati lontani quando la vita li pone davanti ciò che noi abbiamo con pazienza e buona volontà cercato di sostituire con scelte più genuine.
E' qui che i sette peccati capitali affondano le loro radici, e come il serpente tentano i nostri figli

Per questo mi fece un immenso piacere, quando mia figlia più piccola, la più birba, l'altra è più assennata, venne da me e mi disse: "mamma sono andata al Mc Donsld's , ma avevi ragione sai quando mi dicevi che danno solo porcai...è meglio dove mi proti tu, ma meglio ancora come cucini tu".

La musica Daniele è una cosa particolare, secondo me tutta la musica come tutta la poesia, sano dare qualcosa di vero e profondo , ci sono canzoni che hanno melodie dolcissime capaci di portarti in alto, mia figlia maggiore , l'ho scritto, dopo aver ascoltato la colonna sonora del cartone animato "fantasia", mi chiese di farle sentire altre musica classica, inziai col lago dei cigni, e poi su su..oggi ascolta tutta la musica, e come sua madre , si appassiona ad ogni melodia , basta che sia musica e non rumore....
La seconda invece della musica classica non ne ha mai voluto sapere e oramai dispero che possa appassionarcisi

Dei sette peccati capitali quello che più mi colpisce è la gola, oggi molto meno, ma anni fa quando passavo davanti ad una pasticceria, sola o in compagnia, di un maritozzo il mio corpo si faceva sempre capanna.

Concludo dicendo che, a mio avviso essere vuol dire restare sempre quello che sentiamo dentro nel nostro profondo, perché solo così potremmo vivere e soprattutto trasmettere quell'amore quella gioia di cui parli:qualcosa di alto, appagante per il corpo e per lo spirito.
Nei valori di importante, ricordati sempre, scusa se mi permetto di darti un monito, non ci sono solo la cultura e la solidarietà, ci sono altri valori senza i quali cultura e solidarietà sono nulli nelle loro azioni
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(Questo messaggio è stato modificato l'ultima volta il: 23-11-2011 12:05 da Ninetta.)
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Messaggio: #6
La lusssuria (20-04-2012 15:51 da
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Daniele in altro topic , ha manifestato il "desiderio" di discutere della lussuria vista in seno all'argomento decrescita.

Mi provo a introdurre l'argomento.
Cosa immaginiamo quando si parla di lussuria?
1) sesso in ogni dove modo e posizioni ed orge senza freno
2) Un certo Cavaliere e i suoi festini noti anche nel mondo arabo


Quindi si può dire che la lussuria è una conseguenza del così dire : "mangio con gli occhi", in quanto ciò che la vista coglie viene inviata ai cinque sensi senza passare per il cervello capace di decodificare i vari messaggi dargli senso e valore, discernere cosa sia "bene" e cosa sia "male" dando modo di non appropriassi del sesso per agire peggio di animali in calore


Questa seconda la mia modesta capacità di analisi può dirsi in due parole : il meccanismo che induce a mostrarsi lussuriosi, e se qualcosa ho capito dei vari interventi di Daniele che mi ha aiutata ad avvicinarmi al tema : "Decrescita", mi viene da dire che quest'ultima aiuterebbe a sconfiggere in parte la lussuria perché permetterebbe alla gente di avvicinarsi alle cose vere, genuine, limpide pulite , dando agli individui la capacita' di mettere in moto quei meccanismi che permettono di ragionare col cervello e, permettetemi, col cuore e non con gli istinti animali.
http://welcomeitaly.forumfree.it/
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Messaggio: #7
RE: La lusssuria (20-04-2012 16:21 da
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(20-04-2012 15:51)Ninetta Ha scritto:  Daniele in altro topic , ha manifestato il "desiderio" di discutere della lussuria vista in seno all'argomento decrescita.

Mi provo a introdurre l'argomento.
Cosa immaginiamo quando si parla di lussuria?
1) sesso in ogni dove modo e posizioni ed orge senza freno
2) Un certo Cavaliere e i suoi festini noti anche nel mondo arabo


Quindi si può dire che la lussuria è una conseguenza del così dire : "mangio con gli occhi", in quanto ciò che la vista coglie viene inviata ai cinque sensi senza passare per il cervello capace di decodificare i vari messaggi dargli senso e valore, discernere cosa sia "bene" e cosa sia "male" dando modo di non appropriassi del sesso per agire peggio di animali in calore


Questa seconda la mia modesta capacità di analisi può dirsi in due parole : il meccanismo che induce a mostrarsi lussuriosi, e se qualcosa ho capito dei vari interventi di Daniele che mi ha aiutata ad avvicinarmi al tema : "Decrescita", mi viene da dire che quest'ultima aiuterebbe a sconfiggere in parte la lussuria perché permetterebbe alla gente di avvicinarsi alle cose vere, genuine, limpide pulite , dando agli individui la capacita' di mettere in moto quei meccanismi che permettono di ragionare col cervello e, permettetemi, col cuore e non con gli istinti animali.

Non sei una brava interprete del mio pensiero autentico.
Io non ho manifestato affatto il desiderio di discutere della lussuria.
Ho semplicemente detto che siamo tutti cattolici all'anagrafe, anche se ci piace commettere tutti e sette i vizi capitali.
Per quello che mi riguarda, ho scritto, tratterrei volentieri per me la lussuria.
"Tratterrei" voce del verbo trattenere, non "tratterei" voce del verbo trattare. Non è la stessa cosa.

Comunque una cosa è certa: la carica erotica è inversamente proporzionale agli stili di vita che impone il consumismo.
Una vita rilassata, serena, con il giusto esercizio fisico, sana alimentazione non può che giovare anche alla sessualità.
La situazione è grave, ma non seria
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Messaggio: #8
RE: La lusssuria (20-04-2012 16:33 da
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(20-04-2012 16:21)Daniele Ha scritto:  Non sei una brava interprete del mio pensiero autentico.
Io non ho manifestato affatto il desiderio di discutere della lussuria.
Ho semplicemente detto che siamo tutti cattolici all'anagrafe, anche se ci piace commettere tutti e sette i vizi capitali.
Per quello che mi riguarda, ho scritto, tratterrei volentieri per me la lussuria.
"Tratterrei" voce del verbo trattenere, non "tratterei" voce del verbo trattare. Non è la stessa cosa.

Comunque una cosa è certa: la carica erotica è inversamente proporzionale agli stili di vita che impone il consumismo.
Una vita rilassata, serena, con il giusto esercizio fisico, sana alimentazione non può che giovare anche alla sessualità.
Beh interpretare esattamente un pensiero non è facile, mi sono fatta trarre in inganno dalla tua frase che riporto
in copia e incolla,

"Personalmente ne tratterrei volentieri uno: la lussuria; perchè non mi pare incompatibile con la decrescita" [Immagine: beauty.png]
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