| "Ciao bello" |
| Messaggio: #1 "Ciao bello" (13-11-2011 13:23 da ) |
| Godiamoci il momento. Sono diciassette lunghissimi anni che aspettavamo di potere archiviare il Mule. E' giusto che siano giorni di gioia; come quando ci si libera da un grosso peso che ci opprime. Ma, finita la festa, deve venire il tempo in cui si ragiona. Per mia forma mentis sono abituato a ragionare coi diagrammi a bolocchi e con variabili dicotomiche. Mi rendo conto che sia un metodo grezzo e non scevro da limiti. Tuttavia la schematizzazione aiuta a costruire ideogrammi e semplici rappresentazioni. La prima schematizzazione è la seguente: Gli anni settanta e ottanta hanno visto sulla scena politica una classe dominante costituita da operai, studenti, forze progressiste. Questo blocco sociale ha portato ad una grande stagione di diritti: - crescita dei salari reali - aumenti significativi dellelle pensioni e agganciamento della contingenza all'inflazione - diritti civili quali il divorzio, l'aborto, il nuovo diritto di famiglia, le leggi di parità uomo-donna Contro questo blocco che andava affermandosi verso la fine degli anni sessanta si è mosso il cielo, la terra e perfino l'inferno: prima con lo stragismo, poi con le manovre piduiste e infine col terrorismo che da "sinistra" ha tentato di scardinare il ruolo guida della classe operaia. Sul piano politico tutto ciò ha coinciso con la crisi della Democrazia Cristiana, la scelta duale di questo partito tra aperture verso il PCI( tragicamente conclusesi col delitto Moro) e preclusioni come il "preambolo " di Donat Cattin, rivelatosi vincente, che ha aperto la politica alla stagione del CAF e a dieci anni di Craxismo. Una stagione sicuramente prodromica a quanto sarebbe avvenuto in seguito, con la discesa in campo di Berlusconi. Poi c'è stato lo scandalo tangentopoli, la caduta del muro di Berlino, l'azzeramento di interi gruppi dirigenti di partito, la "Bolognina" di Occhetto e l'ingresso in politica del Mule, il quale, nelle more di un sistema politico in crisi coi poteri dello Stato squilibrati verso quello giudiziario, ha saputo rovesciare la clessidra della storia e iniziare l'epoca della restituzione. Si è innescato un processo significativo dove, uno ad uno, il blocco moderato vincente ha preso la rivincita rispetto alla sua marginalità sulla scena politica degli anni precedenti. La massa di ceto medio, principalmente legata al lavoro autonomo che costituì per anni la "maggioranza silenziosa" organizzata da De Carolis, si compattò dietro ad un leader che prometteva meno tasse, meno Stato, piu' mano libera al libero arbitrio. Berlusconi riesce a saldare bene questa massa di ceto medio scontento a quella del cattolicesimo moderato e poco osservante, orfano della DC, e persino alla massa di giovani ( e meno giovani) disorientati dai nuovi valori proposti dalla TV commerciale. Di fatto Berlusconi fa il "pieno" di quel moderatismo anticomunista, ostile a tutta la stagione riformatrice degli anni '70. Promette un'Italia diversa: moderna efficiente, liberale, privata dalle zavorre ideologiche, dai burocratismi, dalle inefficienze della Pubblica Amministrazione. promette il ritorno ad un sistema scolastico basato sul merito e, di fatto, su di una nuova selezione classista. Di fatto, negli anni di Berlusconi, la classidra rovesciata funzione esattamente come si voleva: nel segno della restituzione di diritti; a cominciare da quelli del lavoro. Il reddito delle famiglie, lo dice Banca d'Italia, tende a farsi unimodale, con una forte concentrazione di ricchezza sull'ultimo percentile, fiano al punto in cui il 10% della popolazione è arrivato a possedere il 47% della ricchezza.. Ora che la sbornia berlusconiana volge alla fine non resta che ragionare, seduti sul cumulo di macerie fumanti. Personalmente penso sia necessario rivisitare in modo critico il passato, capendo anche i gravi errori che ha fatto la sinistra sul piano sociale. Sicuramente la riforma pensionistica degli anni '70 è stata una pugnalata alle nuove generazioni. Si può discutere sulla buona fede di quel provvedimento, preso in anni precedenti alla crisi petrolifera. Però è un fatto che il sistema pensionistico contributivo abbia portato l'INPS alla soglia del collasso e che vi siano centinaia di migliaia di percipienti che godono di una pensione che non è frutto della personale previdenza ma che è a carico della pubblica fiscalità. Ciò ha alimentato il debito pubblico ed ha creato foschi orizzonti per le nuove generazioni. Un altra zeppa, questa volta fortissimamente voluta dalla DC, è stato il proliferare incontrollato della spesa sanitaria, fatta di sprechi, inefficienze, clientele e baronie. Per tacere della spesa pubblica in infrastrutture: sempre inadeguate, sempre in ritardo e sempre faraoniche e sporadiche. Su tutto ciò il dominio che sembra inarrestabile delle mafie e della criminalità organizzata, sempre in evoluzione, sempre piu' sofisticata e soffocante anche delle attività economiche "legali". Ciò rimanda tutto ad una nuova idea di essenzialità e di sobrietà. Torna di moda la parola "austerità" che, come stiamo vedendo, trova nuovi nemici, come al tempo di Berlinguer, sia a destra che a sinistra. L'austerità viene combattuta come una sciagura, un dovere alla rinuncia, soprattutto a quella idea di "Paese dei Balocchi" tanto cara al sogno berlusconiano. Eppure di austerità bisognera parlare, non già come nuova povertà ma come occasione di cambiamento, come maniera di pensare lo sviluppo, il rapporto col territorio, con una migliore e piu' equa distribuzione della ricchezza tra ed entro le classi sociali. Nel computo devono entrare nuove variabili, come il rapporto rispettoso con la natura e le risorse della terra, la solidarietà internazionale nel novero della complessità imposta dalla globalizzazione. Insomma: una stagione di diritti e doveri dove gli uni e gli altri siano bilanciati ed equidistribuiti. E' finita la stagione del solo "prendere" così come è giusto che volga al termine quella del solo "dare". Deve finire la stagione della spesa parassitaria, immotivata. Così come deve finire che ogni posto di lavoro non esprima appieno la propria redditività. L'impiego statale non può piu' essere il refugio pecatorum del dolce far niente ma un servizio efficiente per il Paese. Non sono per licenziare i "fannulloni" ma per battere un sistema antiquato che li produce. Sono per dare a tutti nuove opportunità, per creare nuovi servizi. Insomma, austerità, sobrietà, efficienza, giustizia sociale, equità sono e devono essere le parole d'ordine per il futuro. Archiviato Berlusconi tocca ad una nuova classe dirigente: laica, disincantata, concreta, accorta, colta, moderna, equilibrata, solidale, prendere in mano le leve del potere e portare l'Italia di nuovo nel novero dei paesi che hanno qualche cosa da dire, nel consesso internazionale. |
| La situazione è grave, ma non seria |
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| Messaggio: #2 RE: "Ciao bello" (13-11-2011 18:50 da ) |
(13-11-2011 13:23)Daniele Ha scritto: Godiamoci il momento.In questi 17 anni l nostro presidente ne ha fate di cotte e di crude, alcune sono azioni che non potrà pagare perché non perseguibili, purtroppo la legge non può punire tutte le ingiustizie, le malefatte, altrimenti non basterebbe un tribunale ogni 10 abitanti. Quindi finita la festa, finita la gioia di un gusto momento tanto atteso, io mi aspetto in mezzo alla pena di vedere il paese ridotto in rovina la gioia di sentire il tribunale che condanna Berlsuconi per i reati a lui imputati...e che tutti consociamo bene Il resto del post lo lascio, per mia mancata formazione politica-social-culturale, a chi ragiona in modo acculturato . A risentirsi |
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| (Questo messaggio è stato modificato l'ultima volta il: 13-11-2011 19:14 da Ninetta.) |
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