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unità d'italia e persecuzione della chiesa cattolica
Messaggio: #1
unità d'italia e persecuzione della chiesa cattolica (06-11-2011 21:55 da
François
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Studiamo il Risorgimento fin dalle scuole elementari.
A scuola ci viene insegnato che, nel secolo scorso, i popoli
italiani, divisi in tanti Stati, diedero vita ad un processo,
sotto la guida del Regno piemontese, per liberarsi dall'occupazione
straniera o dai sovrani reazionari e per conquistare l'unità
della Penisola. Le famose "Guerre di indipendenza", ci viene
detto, furono volute proprio per liberare l'Italia e per
unificarla politicamente e geograficamente.

8. Per verificare l'attendibilità di questa storia,
ci faremo guidare da un libro documentatissimo della studiosa
Angela Pellicciari, intitolato significativamente "Risorgimenlo
da riscrivere", edito da Ares e da un altro bel libro del
giornalista Antonio Socci, intitolato "La società
dell'allegria" edito da Sugarco, dove si parla di don Bosco,
personaggio straordinariamente importante per la storia
del secolo scorso e del quale parleremo anche nel corso
di questa conversazione.

9. Sapete bene che la nostra Italia è l'unico Paese
d'Europa che ha conquistato l'unità nazionale attraverso
un duro contrasto con la propria Chiesa. Naturalmente, nel
caso dell'Italia, si sta parlando della Chiesa cattolica.


10. Perchè lo Stato sabaudo, il Regno sardo-piemontese
che si dice costituzionale e liberale, che si è messo
alla guida del processo che ha portato all'unità
d'Italia, che ha combattuto contro lo straniero per la libertà,
ha perseguitato duramente la Chiesa? Perchè, nel
secolo scorso, ha voluto colpire il potere temporale del
Romano Pontefice?

11. Si può rispondere, seguendo il ragionamento della
Pellicciari, che la persecuzione dei cattolici nell'Italia
dell'Ottocento ha origini lontane. Parte dalla Roma descritta
dall'eretico Martin Lutero, che ha dato inizio nel XVI secolo
alla cosiddetta Riforma Protestante.

12. Lutero definiva Roma, la città del Papa, come
la "prostituta Babilonia". Da allora, tutta la stampa moderna
di impronta protestante, illuminista e liberal-massonica,
ripete in modo ossessivo una serie di ritornelli, una serie
di leggende contro Roma che a furia di essere raccontate
finiscono per convincere i più sprovveduti.

13 Nasce cosi la leggenda della Roma cattolica, della città
capitale della superstizione religiosa, della Roma papalina,
dello Stato Pontificio dove, nel secolo scorso, regnava
la barbarie e il potere del Papa veniva esercitato con la
forza, per reprimere quel popolo che voleva liberarsi da
un sovrano metà politico e meta religioso.

14. Per unificare l'Italia sotto il Piemonte, bisognava
mettere fine allo Stato della Chiesa, allo Stato Pontificio.
Ma non era un'impresa facile - ricorda Angela Pellicciari
- perchè lo Stato Pontificio esisteva da più
di mille anni, era l'unico Stato al mondo nato grazie a
donazioni e quindi non costituito con la forza, era il baluardo
dei cristiani di tutto il mondo, e soprattutto era lo strumento
che consentiva al Papa di essere libero di fronte al potere
politico (ricordiamo che tutte le "chiese" protestanti,
che hanno abbandonato Roma, anche in nome di una presunta
ricerca di libertà, hanno finito miseramente per
essere controllate dai poteri politici locali).

15. A partire dal l848, il Parlamento piemontese dà
il via ad una formidabile campagna di denigrazione della
Chiesa cattolica, getta fango sui religiosi e sullo Stato
Pontificio, accusato di essere male amministrato, sanguinario,
retrogrado e nemico dell'unità d'Italia.

16. Ora, che lo Stato Pontificio fosse, nel secolo scorso,
il più arretrato degli Stati preunitari, insieme
al Regno delle due Sicilie, dei Borboni, questo lo abbiamo
sentito dire fin da quando frequentavamo le classi elementari.


17. Qui sarebbe opportuno mettere mano ai documenti e studiare
bene i dati. E qualche dubbio è più che lecito,
visto che i documenti narrano, per fare un solo esempio,
che lo Stato Pontificio, tanto denigrato, raggiunse il pareggio
di bilancio nel l859.

18. Non abbiamo tempo per approfondire, ma le stesse cose
potrebbero dirsi per il Regno delle due Sicilie. Antonio
Socci ci ricorda che in quel Regno c'erano in proporzione
meno poveri che a Parigi e a Londra. E ancora: erano in
vigore le tasse più lievi di tutta l'Europa, la prima
flotta italiana, una popolazione cresciuta di un terzo dal
1800 al 1860, un debito pubblico che era un quarto di quello
dello Stato piemontese.

19. Continua Antonio Socci: "E` sorprendente verificare
che nei primi tre censimenti generali si ha nel Sud una
percentuale di addetti nel settore industriale addirittura
superiore a quella delle zone più avanzate del Nord
(con un 17,4% contro un l4,8% della Lombardia" (p. l59).


20. Tutti dati che ci fanno capire come la favola di un
Sud che nel secolo scorso era rozzo e arretrato rispetto
al Nord progressista e avanzato, la favola di un Sud borbonico
che ha ricevuto dal Nord piemontese liberal-massonico il
progresso e la civiltà sia sostanzialmente - appunto
- solo una favola.

21. Torniamo alla campagna di denigrazione nei confronti
della Chiesa cattolica. Non è un caso se il primo
Parlamento elettivo dello Stato piemontese, nel 1848, inizia
i suoi lavori con una furibonda battaglia parlamentare contro
gli Ordini religiosi, e specialmente contro i Gesuiti. La
dura persecuzione contro la Chiesa dal Piemonte si estenderà
man mano a tutti gli Stati italiani, quando questi cadranno
uno dopo l'altro sotto il dominio della dinastia sabauda.


22. I liberali, e naturalmente la Massoneria, identificano
gli Ordini religiosi, che sono attivissimi in tutta Italia
sia nella missione, sia nell'aiuto ai poveri e soprattutto
nell'istruzione e nell'educazione, come i nemici del nuovo
Stato. Liberali e massoni vogliono creare una nuova morale
e una nuova Religione, vicina al Protestantesimo, a scapito
della religione cattolica, professata da tutto il popolo.


23. Per realizzare il compito di eliminare gradualmente
il Cattolicesimo dalla testa e dal cuore del popolo italiano,
obbiettivo primario della Massoneria, lo Stato piemontese
trova aiuta nelle altre potenze internazionali, specialmente
nell'Inghilterra protestante.

24. E non è un caso che Garibaldi decise con i suoi
Mille di sbarcare a Marsala, che allora era una sorta di
feudo britannico. Sì, perchè dobbiamo sapere
che fu il governo inglese, decisamente avverso alla Chiesa
cattolica, a finanziare con una somma che oggi può
essere stimata in molti milioni di dollari, la spedizione
garibaldina (cfr. Vittorio Messori, Pensare la storia, pag.
260). E l'Inghilterra aveva come scopo colpire il papato
nel suo centro temporale, cioè l'Italia, per dare
vita ad uno Stato protestante e laico.

25. E non è un caso che il 20 settembre l870, giorno
che vede i bersaglieri entrare da Porta Pia e che segna
la fine dello Stato Pontificio preunitario, si vede anche
un pastore protestante entrare a Roma con un carro carico
di Bibbie protestanti, stampate dalla Società Biblica
britannica. Il progetto di "de-cattolicizzare" l'Italia
e di "protestantizzarla" muoveva passi molto concreti.

26. Ora, noi non abbiamo il tempo di soffermarci sugli innumerevoli
episodi di questa persecuzione. Molti fatti, molti dati,
li potete trovare nei testi di Antonio Socci e di Angela
Pellicciari che ho citato. Ma qui non possiamo dimenticare
alcuni tra i primi provvedimenti presi contro la Chiesa.


27. Dopo l'approvazione, nel l850, delle leggi Siccardi
(Siccardi era un ministro) con le quali si aboliva il foro
ecclesiastico, veniva diminuito il numero delle feste religiose,
si stabiliva l'obbligo agli ecclesiastici di chiedere l'autorizzazione
per ricevere eredità e donazioni (questa norma andava
a colpire un antichissimo costume dei credenti, grazie al
quale la Chiesa aveva avuto i mezzi necessari per svolgere
la sua missione senza farsi ricattare dal potere politico),
con l'approvazione delle leggi Siccardi - dicevo - legge
approvata l'8 aprile l850 e sanzionata dal Re il giorno
dopo, si scatena una feroce persecuzione.

28. L'arcivescovo di Torino, monsignor Fransoni, viene arrestato,
gli vengono sequestrati tutti i beni, poi viene esiliato
e morirà lontano dalla sua città. Anche l'arcivescovo
di Cagliari, monsignor Marangiu-Nurra viene arrestato e
deportato. Il direttore del giornale cattolico L'Armonia
viene arrestato e incarcerato per avere criticato le leggi
Siccardi.

29. Dunque, vedete bene che lo Stato liberal-massonico si
vantava di combattere per la "liberta", arrestando vescovi,
sacerdoti e laici che difendevano la Chiesa. Sarà
opportuno ricordare tutte queste cose, specialmente quando
gli eredi politici di quei signori ci vengono a dare lezioni
di democrazia.

30. Proseguiamo nelle nostre considerazioni. Teniamo ben
presente che quando sui libri di testo scolastici si parla
di Parlamento piemontese non si deve intendere una assemblea
eletta dal popolo, espressione di una sovranità popolare,
come avviene nelle democrazie moderne. Tutt'altro. Infatti,
quando si vota il 27 aprile del 1848 per eleggere il primo
Parlamento, su un totale di 4.904.059 abitanti, il diritto
di voto viene dato solo a 83.369 elettori, pari all'1,70%
della popolazione.

31. Se poi teniamo presente che vanno a votare solo 53.924
cittadini, cioè poco più della meta degli
aventi diritto, capite bene che le misure repressive contro
la Chiesa cattolica vengono prese in un Parlamento che è
tutto tranne che democratico, è tutto tranne che
espressione della volontà popolare.

32. La persecuzione contro la Chiesa viene dunque decisa,
non dai popoli oppressi, ma da poche èlites liberal-massoniche.
E queste èlites stabiliscono, tra le altre cose,
anche la soppressione della Compagnia di Gesù, cioè
dei Gesuiti, l'esproprio di tutti i suoi beni (compresi
libri, arredi sacri e quadri) e decretano il domicilio coatto
dei Padri, per evitare che abbiano contatti (allora si usava
dire "per evitare che appestassero") con la popolazione.


33. Contemporaneamente a Roma, il triumvirato capitanato
da Mazzini decreta la fine del potere temporale dei papi
nell'anno 1849. Il Papa Pio IX, costretto a fuggire a Gaeta,
denuncia questa aggressione ricordando come sia impedita
al Pontefice ogni comunicazione con il clero, con i vescovi
e con i fedeli. Roma si riempie di personaggi strani: apostati,
socialisti, eretici, pieni di odio verso la Chiesa. La grande
borghesia liberale si impossessa dei beni, dei redditi e
delle terre della Chiesa. Gli edifici ecclesiastici sono
spogliati dei loro ornamenti e vengono adibiti ad altri
usi. I preti e i religiosi vengono aggrediti, imprigionati
e uccisi.

34. Tutto questo, si badi bene, in nome della "libertà"
dalla tirannia del Papa.

35. L'anno l855 vede un'altra tappa della persecuzione anticattolica.
Il Re firma il decreto del Parlamento che sopprime gli Ordini
contemplativi e gli Ordini mendicanti, cioè Francescani
e Domenicani, con la motivazioni che questi Ordini religiosi
sono ormai inutili, i loro membri non lavorano, non producono.
Lo Stato risorgimentale può benissimo fare a meno
di loro.

36. Sono le stesse motivazioni che abbiamo sentito in questo
secolo in molti paesi comunisti, motivazioni accampate per
eliminare fisicamente la presenza dei cattolici.

37. Torniamo alla persecuzione. Nel 1861 si possono contare
ben 70 vescovi rimossi dalla loro sede o addirittura incarcerati,
centinaia di preti in prigione, 12.000 religiosi e suore
che vivevano nel Sud appena annesso al Piemonte sbattuti
fuori dai conventi. Antonio Socci riferisce anche di 64
sacerdoti e 22 frati fucilati, perlopiù in Meridione.
Dopo la presa di Roma, si registrano ben 89 sedi vescovili
vacanti in tutta Italia. I vescovi nominati dal Papa non
possono prendere possesso delle loro chiese perchè
lo Stato unitario lo impedisce.

38. A questo punto, per una lettura cattolica di quanto
sopra descritto, mi pare opportuno ricordare la figura di
un grande santo che ha vissuto di persona quella persecuzione:
don Giovanni Bosco.

39. Nel dicembre del 1854, mentre in Parlamento era in discussione
la legge per la soppressione degli Ordini religiosi e l'incameramento
dei loro beni, il nostro Don Bosco fa un sogno destinato
a scatenare un vero terremoto nella famiglia reale. Un sogno
così importante che don Bosco sente la necessità
di informare immediatamente il Re.

40. Invia una lettera al Re con la quale lo informa di aver
sognato un bambino che gli affidava un messaggio. Il messaggio
diceva: "Una grande notizia! Annuncia: gran funerale a corte".


41. Un messaggio inquietante, capite bene, ma evidentemente
urgente e grave, secondo il santo torinese.

42. Alcuni giorni dopo, don Bosco invia un'altra lettera,
visto l'atteggiamento non certo incoraggiante del Re dopo
il primo avvertimento. Un altro sogno e di nuovo quel bambino
che diceva: "Annunzia: non gran funerale a corte, ma grandi
funerali a corte". E don Bosco invitava espressamente il
Re a schivare i castighi di Dio, cosa possibile solo impedendo
a qualunque costo l'approvazione di quella legge.

43. Il Re, per la verità mal consigliato, non presta
ascolto. E quanto aveva previsto don Bosco comincia inesorabilmente
ad avverarsi.

44. Il 5 gennaio l855, mentre il disegno di legge è
presentato ad uno dei rami del Parlamento, si diffonde la
notizia di una improvvisa malattia che ha colpito Maria
Teresa, la madre del Re Vittorio Emanuele IL E sette giorni
dopo, a soli 54 anni di età, dunque ancor giovane,
la Regina madre muore.

45. I funerali sono previsti per il giorno 16 gennaio. Mentre
sta tornando dal funerale, la moglie di Vittorio Emanuele
II, Maria Adelaide, che ha partorito da appena otto giorni,
subisce un improvviso e gravissimo attacco di metro-gastroenterite.


46. Proprio quel giorno il Re riceve un'altra lettera di
don Bosco, una lettera chiara. Ecco ciò che vi era
scritto: "Persona illuminata ab alto [cioè dall'alto]
ha detto: Apri l'occhio: è già morto uno.
Se la legge passa, accadranno gravi disgrazie nella tua
famiglia. Questo non è che il preludio dei mali.
Erunt mala super mala in domo tua [saranno mali su mali
in casa tua]. Se non recedi, aprirai un abisso che non potrai
scandagliare".

47. Ora, queste cose possono anche turbare qualcuno. E turbano
anche quei cattolici che non sono più capaci di leggere
la storia come la leggevano don Bosco e i cattolici dell'Ottocento.
E quella lettura della storia dice che Dio è Re e
Signore della storia e che l'uomo non può sfidarlo
impunemente.

48. Sarebbe opportuno ed estremamente utile riflettere e
meditare su questo punto.

49. Quattro giorni dopo quest'ultima lettera, la giovane
moglie del Re, la regina Maria Adelaide, a soli 33 anni,
muore. Era il 20 gennaio l855.

50 Non è finita. Quella stessa sera del 20 gennaio,
il fratello del Re, Ferdinando, duca di Genova, riceve il
sacramento dei morenti e muore l'11 febbraio. Aveva anche
lui, come la Regina, solo 33 anni.

51. Nonostante questi avvertimenti, nonostante l'avverarsi
di tutte le previsioni di don Bosco, il Re non si muove.
La legge viene approvata il 2 marzo, con 117 voti a favore
contro 36. In maggio la legge passa al Senato per la definitiva
approvazione. Ma il giorno 17, a un passo dall'approvazione,
si verifica una nuova sconcertante morte nella famiglia
reale: muore il piccolo Vittorio Emanuele Leopoldo, il figlio
più giovane del Re.

52. Il Re firmò e con quella legge ben 334 case religiose
venivano soppresse per un totale di 5456 religiosi (cfr.
Renato Cirelli, La Questione romana, Mimep-Docete, p. 31).
Era il 29 maggio del 1855. Da Roma arrivo la "scomunica
maggiore" (che può essere annullata solo dal Papa)
per tutti "gli autori, i fautori, gli esecutori della legge".
La scomunica andava a colpire un Re che si diceva cattolico.


53. Pio IX, nonostante le offese, le umiliazioni e le persecuzioni
subite personalmente e dalla Chiesa di cui Lui era pastore,
nel 1859, su richiesta di Vittorio Emanuele, accorderà
il perdono pieno e senza condizioni al Re. Fatto, questo,
che ci fa comprendere la grandezza di un Pontefice che la
storiografia ha purtroppo denigrato.

54. Sempre intorno a questa legge, Messori ci ricorda, nel
suo bel libro "Pensare la storia" un altro fatto straordinario,
che riguarda ancora don Bosco.

55. Nel 1855, in piena lotta della Chiesa contro la legge
Rattazzi, don Bosco pubblica un opuscolo. Dapprima, il governo
liberale piemontese ne decide il sequestro, che poi non
viene eseguito per paura di fare pubblicità al prete
di Valdocco.

56. In quell'opuscolo don Bosco ammoniva Vittorio Emanuele
II, rifacendosi a qualcuno dei suoi sogni e alle sue abituali
e straordinarie intuizioni, perchè non firmasse quella
legge. Scriveva testualmente don Bosco: "la famiglia di
chi ruba a Dio è tribolata e non giunge alla quarta
generazione".

57 Un avvertimento grave e inquietante, ma pur sempre una
profezia che oggi è facilmente verificabile, solo
facendo un po' di conti.

58. Vittorio Emanuele II muore a soli 58 anni, a quanto
pare di malaria, cioè di quella febbre presa proprio
a Roma dove i suoi bersaglieri erano entrati otto anni prima.


59. Il suo primo successore, Umberto I muore 56enne a Monza,
sotto i colpi di pistola dell'anarchico Bresci.

60. II secondo successore, Vittorio Emanuele III, scappa
di notte, di nascosto, dal Quirinale, l'8 settembre del
1943 e tre anni dopo sarà costretto ad abdicare.


61. Come non ricordare - a questo punto - l'enorme smacco
per quel mondo laicista che aveva soppresso lo Stato Pontificio.
Infatti, in quel tragico 8 settembre del 1943, il popolo
romano, visto che il governo si era dissolto e dissolto
era anche quello Stato che si era costituito con le cannonate
di Porta Pia, si stringe di nuovo intorno al Papa Pio XII,
ridandogli spontaneamente l'antica autorità. E quando
i tedeschi lasciano la città, la popolazione di Roma
si riversa in Piazza San Pietro per acclamare Pio Xll con
il titolo di "difensore della città".

62. Come non ricordare a chi si esercita nella denigrazione
del Papa e della Chiesa che Pio XII era l'unico dei potenti
che non aveva abbandonato Roma nel momento del pericolo.
tutti gli altri erano scappati.

63. Torniamo alla profezia di don Bosco. Il terzo successore,
Umberto II, fu un re "provvisorio", per meno di un mese
e, perduto il referendum popolare, deve accettare un esilio
senza ritorno.

64. Come si vede facilmente, alla quarta successione, alla
"quarta generazione" come scriveva don Bosco, i Savoia non
sono giunti.

65. Che lezione possiamo trarre da questi fatti, lezione
che risulti utile - come dicevo in apertura di conversazione
- alla nostra fede?

66. Propongo una riflessione. Possiamo ricordare che i cattolici
alla don Bosco, che tutti i cattolici del secolo scorso,
come i cattolici di sempre, leggevano la storia sub specie
aeternitatis, cioè con gli occhi rivolti a Dio, con
uno sguardo alla vita eterna.

67. Per loro Dio era veramente il Signore della storia,
della storia dei singoli e delle nazioni, il Signore dei
sudditi ma anche dei Re. Per loro la Chiesa era veramente
la Chiesa di Gesù Cristo e attaccare la Chiesa, perseguitarla,
umiliarla, opprimerla, era lo stesso che perseguitare Gesù
Cristo.

68. E per quanto possa sembrare un po' duro, soprattutto
in tempi di buonismo imperante, la storia insegna che offendere
Dio non è un gesto che resta impunito, se ovviamente
non ci si pente.

69. Allora l'invito che emerge da questa conversazione è
duplice. Da un lato: preghiamo per quelli che ancora oggi
perseguitano la Chiesa, perché Dio usi loro misericordia;
ma rallegriamoci per il dono della fede e per l'appartenenza
alla Chiesa cattolica. Ce ne rallegriamo e non ci vergogniamo.


70. Naturalmente, operiamo anche perché queste persecuzioni
non si abbiano a ripetere.

71. Questo è tutto. Ci risentiamo, a Dio piacendo,
fra quindici giorni.
http://christusveritas.altervista.org/il...entale.htm
si possono leggere anche altre cose,come che il sud fosse molto piu civile del profondo nord e piu industrializzato .


alex ha modificato 07-11-2011 alle 15:09 questo post perché:

Cambio il copore del testo perchè o io sono orbo, o anche per altri è difficile leggerlo.




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Messaggio: #2
RE: unità d'italia e persecuzione della chiesa cattolica (07-11-2011 16:56 da
François
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grazie ,non sapevo come fare per cambiare il colore originale Blush



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