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Il popolo bue
Messaggio: #1
Il popolo bue (04-11-2011 11:00 da
Daniele
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Questa affermazione, del tutto inelegante, è la volgarizzazione di ciò che teorizzò Francis Galton, uno dei padri della statistica moderna.
Galton, studiando la trasmissione dei caratteri dai genitori alla prole si accorse come questi tendessero a confluire verso la media.
In pratica, un certo carattere, poniamo la statura, tendeva ad essere, nei figli . piu' alta del genitore piu' basso e piu' bassa del genitore piu' alto.
Naturalmente questa non è una regola generale. Infatti esistono anche delle "mancanze di adattamento al modello" che costituiscono la devianza.

Questa tendenza ad involvere Galton la chiamo "regressione verso la mediocrità"; non "verso la media" ma "verso la mediocrità".
Dunque ciò che è medio è anche mediocre.
Una cultura media è qualche cosa che sta tra la conoscenza elementare e quella evoluta, universitaria.
Il fatto è che gran parte dei fenomeni naturali ruotano attorno alla media, dunque alla mediocrità.
La comunicazione, per esempio, difficilmente è destinata all'ultimo decile o al primo della distribuzione della popolazione.
Il primo decile non la comprenderebbe e l'ultimo ne riderebbe perchè troppo banale.
Dunque essa è mirata verso il target che sta al centro.
Il centro, anche in politica, è importante perchè è il luogo aritmetico e geometrico attorno al quale si addensano la maggior parte dei fenomeni, di vario genere.

Ogni unità statistica ( leggi: ogni persona) può avere valori di caratteri che si scostano dalla media ( scarto); in piu' o in meno.
La media è la miglior stima della tendenza centrale, in quanto meglio di qualsiasi altra misura rappresenta il centro dei fenomeni.
Una delle proprietà della media aritmetica è che la somma delle unità statistiche che stanno al di sotto con quelle che stanno al di sopra da come risultato zero.
Cioè si realizza un equilibrio perfetto, dove le devianze a sinistra si eguagliano e quindi si annullano con le devianze a destra.
Ecco perchè il popolo è "bue". Si tratta di una definizione ingenerosa ma è del tutto vera.

Questo non significa che le unità statistiche ( singolarmente prese) siano composte da "buoi" nella massa vi sono persone molto intelligenti così come ve ne sono di molto cretine. Vi sono persone molto buone, come persone di malanimo; persone molto colte come persone del tutto ignoranti.
Ma questi attributi personali tendono algebricamente ad annullari sommandosi.
Il popolo è sostanzialmente fermo, amorfo, refrattario.
Il popolo "sta"; secondo il primo principio della dinamica.
Dunque, perchè vi siano delle variazioni nei comportamenti è necessario che al popolo vengano somministrate "cause efficaci". A questo serve la comunicazione: a provocare degli scostamenti rispetto all'equilibrio algebrico che si traduce nello zero variazioni.

Motu proprio il popolo non va da nessuna parte; proprio perchè "condannato" alla staticità dovuta alla somma di componenti vettoriali che agiscono in tutte le direzioni.
Pensate al mozzo della ruota di una bicicletta: sta in perfetto equilibrio perchè i raggi che convergono ad esso sono di uguale lunghezza, diametro e e sono equidistanti.
Basterebbe toglierne uno per provocare una differenza di carico tale da far divenire il mozzo eccentrico o, addirittura, per farlo collassare.
In architettura questo ruolo è assolto dalla "chiave di volta". Il sesto si regge proprio in virtu' di una spinta uguale che converge verso un punto di fuoco.

Dunque, attesa la stabilità del popolo "bue" è necessario iniettare stimoli perchè l'equilibrio statico si modifichi.
Piu' la comunicazione è efficace e piu' si creano delle "mode" cioè degli aggregati di opinione tali da rompere gli equilibri sociali e determinarne di nuovi.
In democrazia questi mutamenti sono lievi e, in alcuni casi nulli perchè controbilanciati da altri uguali e contrari.
La "scossa" in genere viene dalle rivoluzioni, dove una minoranza, in modo violento, rompe gli equilibri precedenti e crea le condizioni per un successivo e radicale riordino.

Questo spiega perchè , in democrazia, gli scostamenti elettorali siano spesso minimi e, sostanzialmente, il quadro generale rimanga immutato.
Eppure, se ascoltiamo i singoli individui, sentiamo pronunciare parole di fuoco; strali che, singolarmente presi, rappresentano migliaia di microrivoluzioni che, portati a sintesi nel "popolo bue" non sortiscono alcun effetto pratico.
Questo condanna il popolo a cambiamenti lenti, alla stagnazione.
Del resto questo è spiegato anche dalla fisica: ciò che si addensa al centro è destinato a ruotare molto meno velocemente di ciò che sta in periferia.
Le opinioni moderate tendono a conservare l'equilibrio raggiunto. Sono solo quelle radicali di "periferia" che concorrono al cambiamento.
Dunque le leggi della politica coincidono con quelle della fisica.
Per questo, allargando le braccia, tendiamo a dire: " tanto non cambia niente"
La situazione è grave, ma non seria
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Messaggio: #2
RE: Il popolo bue (04-11-2011 11:22 da
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(04-11-2011 11:00)Daniele Ha scritto:  Le opinioni moderate tendono a conservare l'equilibrio raggiunto. Sono solo quelle radicali di "periferia" che concorrono al cambiamento.
Dunque le leggi della politica coincidono con quelle della fisica.
Per questo, allargando le braccia, tendiamo a dire: " tanto non cambia niente"


Quindi, se si vuole davvero "far crescere" il popolo bue, bisogna applicare variazioni forti, più forti di quello che sarà poi il risultato finale.

Vi pare che la politica lo stia facendo o piuttosto stia lavorando per restare "nel medio" che corrisponde quindi alla mediocrità?

A me pare la seconda....
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Se incontretrai qualcuno persuaso di sapere tutto e di essere capace di fare tutto non potrai sbagliare, costui è un imbecille. (Confucio)
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Messaggio: #3
RE: Il popolo bue (04-11-2011 11:51 da
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Non so se ho capito bene il ragionamento di daniele, la statistica non è il mio forte, però ho delle obiezioni.

Il sistema è sicuramente statico come dice daniele che ci spiega il perchè, ma se qualcuno si allontana verso destra o verso sinistra nei suoi valori, si sposta, seppure di poco obbedendo alla legge della media, anche il centro (verso destra o verso sinistra).
Non è logico e provato che ad uno spostamento verso destra ne consegua uno simmetrico verso sinistra per cui il centro non si sposta.... sicuramente però sia destra che sinistra sono più "dinamici" rispetto al centro che appunto per spostarsi ha bisogno di seguire la media e in qualche modo potrebbero indicare una direzione.
Insomma il popolo bue non è così bue, se ci sono 100 intelligenti in più e 100 cretini in meno le cose cambiano un poco.
Inoltre gli "equilibri" sono tali perchè appunto poggiano su una massa inerziale, ma basta questa venda seppure di pochissimo intaccata che il baricentro si psosta e la massa comincia a rotolare.
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Messaggio: #4
RE: Il popolo bue (04-11-2011 11:59 da
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Citazione: Una cultura media è qualche cosa che sta tra la conoscenza elementare e quella evoluta, universitaria.

Tenderei a dissentire su questa affermazione.

Soprattutto se la si contestualizza alla realta' italiota .. e se per cultura universitaria .. si intende la laurea vulgaris.

I laureati italioti .. sono il classico esempio di cultura mediocre... in alcuni casi medio-bassa .. con punte imbarazzanti presso alcuni atenei. A stento si salvano .. forse .. con qualche sforzo immaginativo .. coloro i quali hanno completato un dottorato di ricerca.. meglio se con lunghi periodi di formazione / ricerca presso altri atenei internazionalmente rilevanti .. in Europa o Nord America.

salutoni

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Messaggio: #5
RE: Il popolo bue (04-11-2011 12:56 da
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Il mio ragionamento riguarda fenomeni "normali".
Si chiamano così perchè sono rappresentabili da una curva simmetrica ( curva di Gauss).
Curva che ha al centro la media ( detta anche "norma"), è costituita da due flessi simmetrici, per cui la parte alla sinistra della media è del tutto speculare a quella di destra.
Ergo, se all'estremo sinistro ci sono 100 particolarmente cretini, all'estremo destro ci saranno cento particolarmente intelligenti.
IL resto tende ad addensarsi al centro. Convergendo avremo, a sinistra, sempre meno cretini e, a destra, sempre meno intelligenti; fino al punto centrale ( la media) dove le differenze si annullano.
Attenzione: questo è il modello teorico, quello che, in base al teorema di Bernoulli, si ha con N infinitamente grande.
Solo con N grande la curva tende a essere perfettamente normale e a rispettare le funzioni di ripartizione nella parte sottesa.

Ci sono poi altri modelli distributivi che non sono normali ma sono caratterizzati da forte asimmetricità.
Per esempio le distribuzioni di Fisher-Snedecor, di Poisson o quella Chi-quadrato.
In questo caso, però, l'asimmetria dipende da N ( numerosità del campione) Per N=> 30 tendono a diventare approssimativamente normali.

Continuando sulle obiezioni di Karma osservo un altro particolare.
La media è un indicatore potente ma anche limitato. C'è sempre il rischio della "media del pollo " di Trilussa, se essa non è accompagnata da un indicatore di dispersione attorno alla media, quale la devianza, varianza o scarto quadratico medio.

Quando di una seriazione facciamo la media, dobbiamo calcolare anche lo scarto quadratico medio e gli indici di simmetria e di curtosi.
La simmetria ci dice quanto la nostra seriazione si approssimi alla distribuzione normale: se, per esempio, troviamo troppi cretini e troppo pochi intelligenti può essere che il nostro campione non sia normale.
Lo stesso vale per la curtosi, che misura lo "spessore" della curva. Se la curva è, per esempio, leptocurtica, significa che troppi valori si addensano attorno alla media e che lo spessore delle code è insignificante ( niente troppo cretini e niente troppo intelligenti)
Dunque, anche la curtosi ci dice quanto ci stiamo allontanando dalla normalità.

A Bubbaldo dico che la mia valutazione sulla cultura non aveva nulla a che vedere con la realtà dei nostri atenei.
E' solo un ragionamento astratto.
Anche in questo caso si tratta di un modello teorico che poi va confrontato con quello reale.
La situazione è grave, ma non seria
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Messaggio: #6
RE: Il popolo bue (04-11-2011 13:32 da
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Pongo un'obiezione diversa a quanto detto da Daniele. Il modello non tiene minimamente conto di una cosa a cui sono particolarmente affezionato: i sistemi complessi. Nei sistemi complessi, non valgono le leggi matematiche che valgono negli insiemi di entità "non collegate fra di loro"; valgono leggi diverse, "non lineari", per cui piccole cause possono provocare grandissimi effetti; non solo, ma la configurazione generale è stabile non tanto perchè è il risultato di una "media", ma perchè l'insieme di un enorme numero di relazioni fra ciascun elemento dell'insieme fa sì che "emerga" una certa configurazione stabile, la quale in apparenza è statica, ma in realtà è estremamente dinamica.

Esempio: le cellule del nostro corpo mantengono stabile eppure in perenne mutamento la "configurazione" dell'organismo nel suo insieme. Eppure basta una mutazione di quelle giuste in una singola cellula, fra i milardi di cellule presenti, e alè.

Questo significa che non esiste una relazione diretta e lineare fra stimolo esterno alla società, e mutamento della società; a stimoli piccoli ma ben assestati possono conseguire mutamenti complessivi e profondi, con l'emergenza una configurazione molto diversa, e di nuovo "implicitamente stabile".

Per questo io ogni tanto dico che la mia partecipazione ai forum equivale a "sbattere le alucce". In teoria, una singola frase "ben assestata", su questo piccolo forum, potrebbe scatenare "un uragano".
But to speak seriously, the universality of an opinion is no proof, nay, it is not even a probability, that the opinion is right (A. Schopenhauer).
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Messaggio: #7
RE: Il popolo bue (04-11-2011 13:55 da
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Quello che scrive Alex è profondamente vero ma cozza contro uno dei pilastri della statistica: l'inferenza, cioè la necessità di dovere prendere delle decisioni a partire da un responso campionario.

Quando si analizzano delle variabili ( oggi anche in gran numero grazie ai PC), si cerca sempre di trovare delle correlazioni o dei meccanismi azione/risposta, in grado di "spiegare" i fenomeni.
Le correlazioni possono essere anche moltissime, quasi infinite.
IlL problema è che piu' sono le correlazioni e piu' si abbassa il coefficiente di correlazione e quello di determinazione, per cui l'inferenza accettazione/ rifiuto dell'ipotesi diviene quanto mai complessa.

Anche nel "popolo bue" interagiscono milioni di variabili che, spesso, sfuggono alla semplificazione del ricercatore.
Ogni uomo è straordinariamente complesso e, in fondo, è errato aggregarlo ad altri, giacchè le differenze, su molti aspetti, saranno notevoli.
Tuttavia, soprattutto a fini pratici, è importante comprendere sia ciò che può aggregare sia che ciò che divide le une dalle altre unità statistiche.
Dunque si cercano dei denominatori comuni, chiamati cluster, in grado di definire ciò che è piu' vicino e ciò che è piu' lontano dai legami stessi.
ogni clade darà orgine ad un rango di posizione su di un dendrogramma, col quale , appunto, si stabiliscono le prossimità tra simili e le lontananze tra dissimili.
Si tratta sempre e comunque di approssimazioni rozze che teorie evolute come quelle sui frattali mettono fortemente in discussione.

Anche i test statistici piu' avanzati risultano poco potenti d'innanzi a casi come quelli suggeriti da Alex, dove piccole o addirittura insignificanti sollecitazioni possono portare a grandissime variazioni ( è il caso della cellula tumorale tra miliardi di cellule sane).
Questo spiega anche perchè le scienze statistiche non sono assolutamente statiche ma sempre in evoluzione.

Stiamo però divagando dall'oggetto del topic.
In fondo, per capire un bananas basta una semplice variabile dicotomica del tipo "acceso/spento" per avere cognizione se esistano o non esistano funzioni cerebrali tra le sinapsi.
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Messaggio: #8
RE: Il popolo bue (04-11-2011 14:07 da
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daniele Ha scritto: A Bubbaldo dico che la mia valutazione sulla cultura non aveva nulla a che vedere con la realtà dei nostri atenei. E' solo un ragionamento astratto.
Anche in questo caso si tratta di un modello teorico che poi va confrontato con quello reale.

Ah ecco Daniele ... ora si ..

In tal caso posso essere d'accordo con il tuo ragionamento in via di principio.

Citazione:In fondo, per capire un bananas basta una semplice variabile dicotomica del tipo "acceso/spento" per avere cognizione se esistano o non esistano funzioni cerebrali tra le sinapsi.


In realta' per i bananas... ci sarebbe anche la famosa Distribuzione di Cojon ( che e' simile alla distribuzione di Poisson ) ... pero' naturalmente ha una struttura squisitamente dicoglionica. Posso dirti una cosa Daniele... ho sempre odiato statistica inferenziale .. probabilmente per aver avuto anche docenti cani... nel senso che non avevano un buon metodo didattico .. anche nella pianificazione dei tempi da dedicare ai diversi argomenti e teoremi .. in particolare all'inizio del corso. Per dirla con gli antichi ... Cave Canem !

saluti
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Messaggio: #9
RE: Il popolo bue (04-11-2011 22:32 da
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