*AuthorTopic: Introduzione alla statistica (I)  (Read 322 times)

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Offline Daniele

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Introduzione alla statistica (I)
« on: 08/03/09 (15:57) »
Cari amiche e amici,
permettete innanzitutto che mi presenti.
Mi chiamo Daniele, sono laureato in Scienze Statistiche e sono il responsabile di questa sezione del Forum.

Non posso sapere in anticipo chi navigher? da queste parti; per cui mi ? parso giusto spendere alcune parole introduttive sui metodi e sulla funzione delle scienze statistiche.
Mi scuso in anticipo con coloro che hanno gi? dimestichezza con questi concetti e troveranno le mie spiegazioni solo una noiosa ripetizione di nozioni.
Per?, quale coordinatore/moderatore di questa sezione, credo sia mio dovere mettere a loro agio tutti coloro che non hanno una preparazione specifica sull'argomento.

La parola "statistica" ha permeato il nostro costume; si pu? dire che non ci sia giorno in cui, in vario modo, non veniamo a contatto con statistiche di ogni tipo.
Ma a cosa serve la statistica, qual'? la sua attendibilit? e perch? vi sono organizzazioni, uomini politici, manager che vi fanno sempre piu' ricorso?

Possiamo fornire di questa disciplina scientifica la seguente definizione: " la statistica ? una scienza probabilistica che, attraverso una precisa metodica, consente di conoscere  aspetti delle popolazioni, a partire dallo studio di campioni rappresentativi da esse estratti"

Se non stiamo bene ? probabile che il nostro medico ci faccia fare degli esami del sangue. Questi consistono nel monitoraggio di una piccola porzione  (campione) prelevato con una siringa.
L'assunto teorico ? che il sangue  prelevato sia rappresentativo di tutta la massa liquida che circola nelle vene del paziente ( popolazione).
Il campione contenuto nella siringa ha anche altre due caratteristiche: la casualit? e l'indipendenza: nel senso che dato il  sangue "S" circolante nel corpo, il campione "C" contenuto nella siringa ? un generico campione di numerosit? k estratto in un momento casuale di un giorno casuale.
Viene da se che il campione fornisca delle risposte che possono essere "vere" oppure "false" Tra "vero" e "falso", che rappresentano gli estremi di un intervallo compreso tra "0" e "1" ( 0= falso; 1=vero) vi ? tutta una gamma di possibili responsi; tanto piu' attendibili in quanto vicini a "1" e tanto piu' falsi in quanto vicini a "0".
Per esempio: se ho fatto colazione a base di miele, frutta, crostata ai mirtilli ? molto probabile che il valore della glicemia rilevata sia "falso" rispetto al valore "vero" dell'organismo; in quanto ? stata somministrata una causa efficace ( zuccheri introdotti nell'organismo)tale da fare  deviare sensibilmente il valore riscontrato da quello reale.
Ogni responso ? accettato come "vero", o, in alternativa, respinto come "falso" ad un certo livello di probabilit? che in gergo si chiama "formulazione di rischio" ed ? simboleggiato dalla lettera alfa a cui segue un indice di probabilit? espresso in percentuale.

Vero e falso hanno lo stesso significato dicotomico di "aperto/chiuso" " acceso/spento" "massimo/minimo"

Dunque, per essere certo che il campione di sangue sia rappresentativo al 100% di tutta la popolazione di sangue che scorre nelle vene del paziente, oltre ad essere prelevato a digiuno, il medico dovrebbe prelevare TUTTO il sangue. Ovviamente questo sarebbe assurdo, perch? il paziente morirebbe ( e non avrebbe piu' bisogno di notizie sulla propria salute)

Analogamente, per sapere se i fiammiferi contenuti in una scatola si accendono tutti, dovremmo provarli uno a uno ma, una volta accesi sono da buttare; per cui avremmo si la certezza ma non servirebbe a nulla.

Se volessimo sapere se le bobole del gas , fabbricate in un certo modo e con un certo tipo di acciao sono idonee a contenere gas liquefatti, dovremmo testarle in un bunker ad una certa temperatura e pressione, sino a scoppiare.
Ma se lo facessimo con tutte non avremmo piu' le bombole.

Lo stesso dicasi per un sondaggio di opinione: se volessimo sapere cosa ne pensano gli italiani del "Formaggino Mio" dovremmo chiederlo a sessanta milioni di persone.
Le risposte ottenute ci darebbero una certezza al 100% di conoscere il parere di tutti.
Ovvio che la cosa si improponibile, per ragione di tempo e di denaro.
Allora bisogna arrivare allo stesso risultato ( meglio: ad un risultato ragionevolmente attendibile) partendo da campioni rappresentativi, estratti dalla popolazione di cui si vogliono indagare certi caratteri.

Allora prenderemo solo una siringa di sangue, bruceremo solo alcuni fiammiferi, faremo scoppiare solo un paio di bombole, chiederemo solo ad alcuni consumatori rappresentativi il parere sul "Formaggino Mio"

Il compito della statistica, tramite i suoi metodi logico/matematici ? quello di rendere credibile l'inferenza, cio? la generalizzazione del risultato dal campione alla popolazione a cui fa riferimento.

Perch? molte indagini demoscopiche si dimostrano "farlocche" e non ci azzeccano proprio con la realt?? 90 volte su cento perch? si ? sbagliato il campionamento ed il campione indagato non ? rappresentativo della popolazione da cui ? estratto.

Esempio: se si facesse un'indagine sulla propensione al voto, limitandosi a scegliere il campione tra i possessori di e-mail, con ogni probabilit? avremmo un campione scarsamente rappresentativo.
Sappiamo tutti che il PC, oggi come oggi, ? utilizzato da un target di persone giovane e/o professionalmente preparate.
Dunque escluderemmo a priori la popolazione con scarsa istruzione, di et? avanzata o che, per varie ragioni, non usa sistematicamente il PC.

Lo "infortunio sul lavoro" per lo statistico ? sempre in agguato: quello di sbagliare a campionare.

Questo cosa significa, che non si possono fare interviste esclusivamente rivolte al popolo di internet? Certo che no: si pu? benissimo; l'importante ? che si sappia che i risultati saranno riferibili solo a una certa porzione di popolazione e non a tutto l'universo.

Ovviamente , con questa sommaria spiegazione, ho solo introdotto l'argomento; sono a disposizione per rispondere ad eventuali domande utili anche ad approfondire.

Questa premessa per dire che vogliamo fare sul serio e con molto rigore.
Di solito la gente non si fida della statistica, perch? ha in mente la "media del pollo"
Devo dire che spesso gli scettici hanno ragione, perch? di indagini mal condotte ce ne sono anche troppe.
Per? non ? il nostro caso.
Cercheremo sempre di farlo con onest? e, nel nostro piccolo, con competenza.


La situazione ? grave, ma non seria

Grigio

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Re:Introduzione alla statistica (I)
« Reply #1 on: 09/03/09 (12:51) »
Mi inchino davanti alla tua competenza, sar? veramente interessante ed istruttivo leggere e commentare le tue statistiche.
Un saluto dal Grigio

Offline Mr.Wolf

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Re:Introduzione alla statistica (I)
« Reply #2 on: 09/03/09 (15:13) »
Idem, non vedo l'ora di leggere le prime statistiche marcate... NDI !  ;D
La fortuna non esiste: esiste il momento in cui il talento incontra l'occasione. (Lucio Anneo Seneca)

Offline alexbr

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Re:Introduzione alla statistica (I)
« Reply #3 on: 28/11/09 (08:08) »
Felice di ri-conoscerti!  :)
Ascolto con interesse qualsiasi opinione, ma vi prego: risparmiatemi quelle delle persone di buon senso (Alex)

Offline alexbr

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Re:Introduzione alla statistica (I)
« Reply #4 on: 01/12/09 (01:18) »
Posso proporti un tema da sviluppare/chiarire, ma mi raccomando: in parole semplici?

Il problema ? quello del significato  del "test statistico", e di quella strana cosa che fa s? che il test non fornisca la "misura della verit?" di un'ipotesi, ma la "misura della falsit?" dell'ipotesi alternativa. Questo - se tu ce la facessi a spiegare bene il concetto.... - si lega benissimo con il principio della falsificazione, che ? la base della ricerca scientifica....  la quale non afferma mai che una teoria ? vera, ma solo che ? vera fino a prova contraria.
Ascolto con interesse qualsiasi opinione, ma vi prego: risparmiatemi quelle delle persone di buon senso (Alex)

Offline Daniele

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Re:Introduzione alla statistica (I)
« Reply #5 on: 01/12/09 (09:24) »
Grazie per lo spunto.
Invito accolto: ci prover?  :)
La situazione ? grave, ma non seria