Il nostro governo si gongola sul fatto che, nonostante la crisi, il tasso di disoccupazione in Italia sia inferiore a quello medio dei paesi europei.
A guardare in modo distaccato i numeri si direbbe di si.
Per?, c'? sempre una realt? occulta che , spesso, ? notevolmente diversa da quella che appare.
Un primo elemento su cui riflettere ( e indagare) ? la struttura del mercato del lavoro in Italia e nei paesi comunitari.
Un secondo elemento ? l'organizzazione pubblica e privata del collocamento al lavoro.
Da questo secondo elemento dipende il tasso di successo e/o rinuncia alla ricerca del lavoro.
In altre parole: in Olanda, Finlandia, Danimarca il tasso storico di disoccupazione ? piuttosto basso perch? c'? una forte governance del mercato del lavoro e le strutture di collocamento funzionano molto bene; in piu' i disoccupati non rappresentano un dato "cronico" ma solo fenomeni episodici, rapidamente "riassorbiti " dal sistema.
Paradossalmente la disoccupazione in Italia ? quasi una professione!
Spesso e volentieri il ritardato ingresso nel mondo del lavoro, con la prosecuzione degli studi ? una disoccupazione camuffata.
In piu' vi sono persone, soprattutto donne e al sud Italia, che rinunciano al collocamento.
Altro aspetto che "maschera" la disoccupazione ? l'uso della CIG; ottuplicata in questo ultimo anno.
Un conteggio "ragionieristico" della disoccupazione, palese e occulta, fornirebbe un quadro d'insieme assai diverso da quello prospettato dal Governo e, peraltro, smentito dal Censis e dall'ISTAT
Sarebbe interessante monitorare un campione di un migliaio di individui, in fascia di et? tra i 18 e i 50 anni per capire quale sia il delta tra paese ufficiale e paese reale.