Su gentile invito di Mr.Wolf, ripubblico qui una mia riflessione esposta anche altrove in questi giorni.
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Domenica 29 Marzo 2009: la consacrazione del neonato e gi? vincente Partito delle Libert? -tenutasi nel corso di un ?happening? che solo una superficiale abitudine linguistica pu? definire congresso di partito- ? una buona ennesima occasione per riflettere sui quindici anni appena trascorsi di storia della nostra nazione.
Questo periodo, secondo molti, dovrebbe essere letto nel segno dell?avventura personale di Silvio Berlusconi. La sua parabola politica e imprenditoriale (forse giunta a un vertice? o forse no?) sarebbe il vero fulcro della storia italiana degli ultimi decenni, intorno a cui anche il prossimo futuro dovr? snodarsi.
Eppure anche oggi, guardando indietro, non ? tanto l?avventura berlusconiana a stupire: ci? che il cavaliere ha fatto in questi anni non ha, a ben vedere, mai fornito reali motivi di sorpresa, essendosi il suo percorso sempre sviluppato secondo una fondamentale linea di coerenza; come anche tutto sommato coerenti sono stati i comportamenti e le scelte di chi all?iniziativa berlusconiana si ? nel tempo associato. Il fenomeno veramente interessante, quello che pi? di altri ha caratterizzato la storia recente del paese, ? piuttosto la disfatta totale, consumata nell?arco di quindici anni, delle forze politiche che hanno costituito il centrosinistra.
Pi? della destra, quest?area politica si present? sul teatro della politica agli inizi degli anni novanta con le migliori credenziali e le pi? concrete opportunit? per assumere la guida della nazione. Forte di una solida base di consenso popolare, ben rodata nella pratica amministrativa e nell?esperienza politica, saldamente fondata nelle ideologie di riferimento e ricca di competenze e figure di grande autorevolezza, la sinistra ha avuto concretamente nelle sue mani l?opportunit? ?storica? di governare il paese; non solo nell?ambito strettamente politico, ma anche in quello industriale, associativo e culturale. E? evidente, oggi, come questa occasione sia stata sciaguratamente mancata.
Una classe dirigente meschina e dissennata ha dissipato in pochi anni un patrimonio politico prezioso, lasciando in milioni di cittadini una bruciante delusione, tanto pi? furiosa quanto maggiore erano stati l?impegno e la fiducia data. Le responsabilit? cruciali della disfatta, a ben vedere, si possono ricondurre a un preciso gruppo di massimi dirigenti politici, composto da non pi? di una ventina di personaggi chiave, fra cui spiccano le quattro figure di D?Alema, Rutelli, Veltroni, Bertinotti. Queste persone hanno consumato l?opportunit? storica della sinistra in un effimero festino, tutto focalizzato sui protagonismi individuali, vendendosi (? il caso di dirlo!) l?occasione che era data alla sinistra per un piatto di lenticchie. Ancora, queste persone, hanno fin troppo facilmente cooptato al loro disegno di occupazione delle istituzioni una disponibile e ottusa burocrazia di quadri intermedi di partito. La truppa cos? assortita, composta da burocrati e improbabili ?star? ha rapidamente estromesso o marginalizzato tanti altri personaggi meritevoli, qualificati, capaci e animati da ben pi? degne motivazioni, dal cuore delle loro stesse organizzazioni politiche, e pi? in generale da tutte le reti di relazione che collegavano queste alla societ? civile e al mondo del lavoro e dell?economia.
Avidi e irresponsabili, convinti di poter finalmente giocare la loro personale partita a scacchi per il successo individuale all?interno di un ?gotha? inamovibile, questi dirigenti hanno prima condizionato, poi sabotato e infine licenziato i governi che loro stessi avevano costituito. Pi? volenti che nolenti, hanno cercato e prontamente trovato la collaborazione di pericolosi alleati estemporanei che, all?inizio portatori d?acqua, hanno poi avuto un ruolo decisivo nel costruire l?inestricabile sistema clientelare e di veti incrociati che ha paralizzato e infine mandato a picco l?azione politica della sinistra di governo. Dopo decenni passati a predicare la rettitudine e l?efficienza amministrativa, l?orda ha saccheggiato le istituzioni che gli erano affidate moltiplicando la spesa pubblica e la burocrazia in un?orgia di clientela, autocompiacimento e nepotismo. Licenziati o marginalizzati tanti, troppi insigni giuristi, economisti, tecnici e onesti amministratori che pure avevano a disposizione, i dirigenti della sinistra hanno insediato sulle poltrone di molte istituzioni di cruciale importanza (ministeri, regioni, comuni) personaggi di sbalorditiva e plateale inadeguatezza: yes-men ossequianti, ignoranti supponenti, vanesi indisponenti, arruffapopoli rabbiosi, buffoni telegenici; tutti fondamentalmente incapaci; e pi? o meno boriosi. Ognuno di noi potrebbe citare decine di nomi, e farne l?elenco, qui, sarebbe troppo lungo!
Cos? facendo, una volta arrivati al potere, i massimi dirigenti della sinistra hanno rapidamente accantonato e omesso di affrontare le priorit? che loro stessi avevano precedentemente indicato, e che i loro elettori sapevano reali: riforma dell?amministrazione, risanamento del bilancio dello Stato, affermazione dei principi del merito e della competenza, partecipazione, responsabilit? nell?incarico.
La gravit? di questo tradimento e dello sbandamento politico che ne ? conseguito ? tanto maggiore quanto realmente cruciale per l?Italia ? stato il periodo in cui questo processo si ? consumato. Il paese proprio in questi anni era attraversato da trasformazioni imponenti, e subiva l?impatto di decisivi fattori di crisi: crescita economica nettamente inferiore a quella delle altre nazioni europee, ristagno degli investimenti, arrivo di milioni e milioni di immigrati, drastico invecchiamento della popolazione, brusca accelerazione dei processi di globalizzazione economica. E, pi? specificamente sul piano politico, il chiaro configurarsi come unica alternativa alla sinistra del disegno berlusconiano-finiano-bossista, con tutti i suoi contenuti ben noti da sempre e una base culturale naturale di consenso in continua espansione. La massima dirigenza della sinistra non doveva e non poteva ignorare tutto questo quando, sciagurata, preparava il proprio fallimento. E per questo deve essere giudicata politicamente colpevole dello squallido epilogo della stagione che l?ha vista protagonista.
E? in questa disfatta che deve riconoscersi il vero fatto politico degli ultimi quindici anni, non nel successo che, conseguentemente, ? stato colto dalle forze che oggi guidano il paese. La sinistra non ? stata sconfitta da Berlusconi, Bossi e Fini. La sinistra si ? suicidata con le proprie mani, e il suicidio ? conseguenza diretta del protagonismo delirante dei suoi massimi leader. Questo dicono i fatti, e anche i numeri del consenso elettorale, a volerli leggere.
Basta ricordare un solo dato, fra tanti, che ben testimonia il senso del fallimento: il confronto fra i due risultati ottenuti dal PD, a Roma, nelle consultazioni 2008 rispettivamente sulle schede per l?elezione del sindaco (candidato Francesco Rutelli: 34% di consensi sui votanti) e su quelle simultaneamente compilate per la Camera e il Senato (circa 41%, in entrambi, sempre sul totale dei votanti). Di quegli elettori che hanno votato per il PD alle politiche, quasi uno su cinque non ha voluto, non ha potuto sottoscrivere la candidatura di Rutelli! E? proprio in questa differenza che si misura la rabbia di un elettorato tradito, e il suo scontento nei confronti della leadership. Non si dimentichi che nella stessa consultazione si manifestarono le severe sconfitte nei collegi senatoriali di Lazio, Campania, Piemonte, Calabria, regioni queste dove il governo della sinistra e la sua leadership aveva pi? che altrove inteso rappresentare la propria ?cifra?. Ed infine, si tenga conto del drammatico aumento dell?astensione che si ebbe in quelle consultazioni. In buona sintesi, l?anatomia della sconfitta del 2008 dimostra che il pi? significativo ?fatto? politico del periodo storico che si ? concluso ? lo sfacelo dell?esperienza politica della sinistra di governo, materializzato nello scontento del suo elettorato di riferimento per l?operato dei suoi massimi dirigenti.
Il successo della destra, che oggi si celebra nel ?trionfo? del partito unico, pienamente meritato sul piano democratico, va principalmente letto come il riempimento di un vuoto, come l?occupazione di un teatro operativo lasciato sguarnito dalla disfatta delle forze precedentemente presenti. Per questo epilogo, l?elettore della sinistra ringrazia i ?mandarini? della conclusa stagione.
Pubblicato nel Blog di Notizie dall'Inferno http://www.notiziedallinferno.com/politica/la-disfatta-della-sinistra-vero-fatto-politico-degli-ultimi-15-anni.html