*AuthorTopic: La disfatta della sinistra, vero "fatto" politico degli ultimi 15  (Read 560 times)

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andrillo

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Su gentile invito di Mr.Wolf, ripubblico qui una mia riflessione esposta anche altrove in questi giorni.

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Domenica 29 Marzo 2009: la consacrazione del neonato e gi? vincente Partito delle Libert? -tenutasi nel corso di un ?happening? che solo una superficiale abitudine linguistica pu? definire congresso di partito- ? una buona ennesima occasione per riflettere sui quindici anni appena trascorsi di storia della nostra nazione.

Questo periodo, secondo molti, dovrebbe essere letto nel segno dell?avventura personale di Silvio Berlusconi. La sua parabola politica e imprenditoriale (forse giunta a un vertice? o forse no?) sarebbe il vero fulcro della storia italiana degli ultimi decenni, intorno a cui anche il prossimo futuro dovr? snodarsi.

Eppure anche oggi, guardando indietro, non ? tanto l?avventura berlusconiana a stupire: ci? che il cavaliere ha fatto in questi anni non ha, a ben vedere, mai fornito reali motivi di sorpresa, essendosi il suo percorso sempre sviluppato secondo una fondamentale linea di coerenza; come anche tutto sommato coerenti sono stati i comportamenti e le scelte di chi all?iniziativa berlusconiana si ? nel tempo associato.  Il fenomeno veramente interessante, quello che pi? di altri ha caratterizzato la storia recente del paese, ? piuttosto la disfatta totale, consumata nell?arco di quindici anni, delle forze politiche che hanno costituito il centrosinistra.

Pi? della destra, quest?area politica si present? sul teatro della politica agli inizi degli anni novanta con le migliori credenziali e le pi? concrete opportunit? per assumere la guida della nazione. Forte di una solida base di consenso popolare, ben rodata nella pratica amministrativa e nell?esperienza politica, saldamente fondata nelle ideologie di riferimento e ricca di competenze e figure di grande autorevolezza, la sinistra ha avuto concretamente nelle sue mani l?opportunit? ?storica? di governare il paese; non solo nell?ambito strettamente politico, ma anche in quello industriale, associativo e culturale. E? evidente, oggi, come questa occasione sia stata sciaguratamente mancata.

Una classe dirigente meschina e dissennata ha dissipato in pochi anni un patrimonio politico prezioso, lasciando in milioni di cittadini una bruciante delusione, tanto pi? furiosa quanto maggiore erano stati l?impegno e la fiducia data.  Le responsabilit?  cruciali della disfatta, a ben vedere, si possono ricondurre a un preciso gruppo di massimi dirigenti politici, composto da non pi? di una ventina di personaggi chiave, fra cui spiccano le quattro figure di D?Alema, Rutelli, Veltroni, Bertinotti.  Queste persone hanno consumato l?opportunit? storica della sinistra in un effimero festino, tutto focalizzato sui protagonismi individuali, vendendosi (? il caso di dirlo!) l?occasione che era data alla sinistra per un piatto di lenticchie. Ancora, queste persone, hanno fin troppo facilmente cooptato al loro disegno di occupazione delle istituzioni una disponibile e ottusa burocrazia di quadri intermedi di partito. La truppa cos? assortita, composta da burocrati e improbabili ?star? ha rapidamente estromesso o marginalizzato tanti altri personaggi meritevoli, qualificati, capaci e animati da ben pi? degne motivazioni, dal cuore delle loro stesse organizzazioni politiche, e pi? in generale da tutte le reti di relazione che collegavano queste alla societ? civile e al mondo del lavoro e dell?economia.

Avidi e irresponsabili, convinti di poter finalmente giocare la loro personale partita a scacchi per il successo individuale all?interno di un ?gotha? inamovibile, questi dirigenti hanno prima condizionato, poi sabotato e infine licenziato i governi che loro stessi avevano costituito. Pi? volenti che nolenti, hanno cercato e prontamente trovato la collaborazione di pericolosi alleati estemporanei che, all?inizio portatori d?acqua, hanno poi avuto un ruolo decisivo nel costruire l?inestricabile sistema clientelare e di veti incrociati che ha paralizzato e infine mandato a picco l?azione politica della sinistra di governo. Dopo decenni passati a predicare la rettitudine e l?efficienza amministrativa, l?orda ha saccheggiato le istituzioni che gli erano affidate moltiplicando la spesa pubblica e la burocrazia in un?orgia di clientela, autocompiacimento e nepotismo. Licenziati o marginalizzati tanti, troppi insigni giuristi, economisti, tecnici e onesti amministratori che pure avevano a disposizione, i dirigenti della sinistra hanno insediato sulle poltrone di molte istituzioni di cruciale importanza (ministeri, regioni, comuni) personaggi di sbalorditiva e plateale inadeguatezza: yes-men ossequianti, ignoranti supponenti, vanesi indisponenti, arruffapopoli rabbiosi, buffoni telegenici; tutti fondamentalmente incapaci; e pi? o meno boriosi. Ognuno di noi potrebbe citare decine di nomi, e farne l?elenco, qui, sarebbe troppo lungo!

Cos? facendo, una volta arrivati al potere, i massimi dirigenti della sinistra hanno rapidamente accantonato e omesso di affrontare le priorit? che loro stessi avevano precedentemente indicato, e che i loro elettori sapevano reali: riforma dell?amministrazione, risanamento del bilancio dello Stato, affermazione dei principi del merito e della competenza, partecipazione, responsabilit? nell?incarico.

La gravit? di questo tradimento e dello sbandamento politico che ne ? conseguito ? tanto maggiore quanto realmente cruciale per l?Italia ? stato il periodo in cui questo processo si ? consumato. Il paese proprio in questi anni era attraversato da trasformazioni imponenti, e subiva l?impatto di decisivi fattori di crisi: crescita economica nettamente inferiore a quella delle altre nazioni europee, ristagno degli investimenti, arrivo di milioni e milioni di immigrati, drastico invecchiamento della popolazione, brusca accelerazione dei processi di globalizzazione economica. E, pi? specificamente sul piano politico, il chiaro configurarsi come unica  alternativa alla sinistra del disegno berlusconiano-finiano-bossista, con tutti i suoi contenuti ben noti da sempre e una base culturale naturale di consenso in continua espansione. La massima dirigenza della sinistra non doveva e non poteva ignorare tutto questo quando, sciagurata, preparava il proprio fallimento. E per questo deve essere giudicata politicamente colpevole dello squallido epilogo della stagione che l?ha vista protagonista.

E? in questa disfatta che deve riconoscersi il vero fatto politico degli ultimi quindici anni, non nel successo che, conseguentemente, ? stato colto dalle forze che oggi guidano il paese. La sinistra non ? stata sconfitta da Berlusconi, Bossi e Fini. La sinistra si ? suicidata con le proprie mani, e il suicidio ? conseguenza diretta del protagonismo delirante dei suoi massimi leader. Questo dicono i fatti, e anche i numeri del consenso elettorale, a volerli leggere.

Basta ricordare un solo dato, fra tanti, che ben testimonia il senso del fallimento: il confronto fra i due risultati ottenuti dal PD, a Roma, nelle consultazioni 2008 rispettivamente sulle schede per l?elezione del sindaco (candidato Francesco Rutelli: 34% di consensi sui votanti) e su quelle simultaneamente compilate per la Camera e il Senato (circa 41%, in entrambi, sempre sul totale dei votanti). Di quegli elettori che hanno votato per il PD alle politiche, quasi uno su cinque non ha voluto, non ha potuto sottoscrivere la candidatura di Rutelli! E? proprio in questa differenza che si misura la rabbia di un elettorato tradito, e il suo scontento nei confronti della leadership. Non si dimentichi che nella stessa consultazione si manifestarono le severe sconfitte nei collegi senatoriali di Lazio, Campania, Piemonte, Calabria, regioni queste dove il governo della sinistra e la sua leadership aveva pi? che altrove inteso rappresentare la propria ?cifra?. Ed infine, si tenga conto del drammatico aumento dell?astensione che si ebbe in quelle consultazioni.  In buona sintesi, l?anatomia della sconfitta del 2008 dimostra che il pi? significativo ?fatto? politico del periodo storico che si ? concluso ? lo sfacelo dell?esperienza politica della sinistra di governo, materializzato nello scontento del suo elettorato di riferimento per l?operato dei suoi massimi dirigenti.
 
Il successo della destra, che oggi si celebra nel ?trionfo? del partito unico, pienamente meritato sul piano democratico, va principalmente letto come il riempimento di un vuoto, come l?occupazione di un teatro operativo lasciato sguarnito dalla disfatta delle forze precedentemente presenti. Per questo epilogo, l?elettore della sinistra ringrazia i ?mandarini? della conclusa stagione.

Pubblicato nel Blog di Notizie dall'Inferno http://www.notiziedallinferno.com/politica/la-disfatta-della-sinistra-vero-fatto-politico-degli-ultimi-15-anni.html
« Last Edit: 09/04/09 (16:51) by Mr.Wolf »

Offline Mr.Wolf

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Andrillo, ti ringrazio molto per la tua immediata risposta !
Nel darti il benvenuto qui tra noi, spero tu ti possa trovare bene e discutere con noi di come dal pensiero della gente si possa arrivare a cambiare qualcosa.

Andiamo ora a "parlarne", il tuo intervento mi era sembrato molto interessante e "attuale", visti i tempi.

Buona continuazione !
La fortuna non esiste: esiste il momento in cui il talento incontra l'occasione. (Lucio Anneo Seneca)

Offline Daniele

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Benvenuto anche da parte mia. Spero che in questo forum ti troverai bene.

Bando ai convenevoli, entro subito nel vivo delle questioni da te sollevate; partendo per? da un'altro punto di vista.

Possiamo dividere gli anni della Repubblica in cinque fasi ( semplificando, ovviamente)

- La fase dell'egemonia democristiana
- La fase del centrosinistra
- La fase di apertura alla collaborazione col PCI
- La fase successiva al crollo del muro di Berlino
- La fase del berlusconismo

E' evidente che ci vorrebbero interi volumi per una disamina completa di questo ciclo sessantennale.
Noi, per ovvie ragioni dobbiamo sintetizzare.

Alla prima fase, che nasce dopo una breve collaborazione di governo con la sinistra, il monocolore democristiano punta alla ricostruzione industriale con un presupposto di fondo: agli industriali l'economia, ai politici il governo del paese.
Questa separazione dei ruoli sar? il presupposto della rinascita del paese, uscito malridotto dalla guerra, in cui l'aveva condotto il fascismo.
Saranno gli anni del "Moplen" del "miracolo economico"; ma anche dello sviluppo distorto, basato, essenzialmente sulla produzione di automobili e del suo indotto come volano complessivo dell'economia.

Sono anche gli anni in cui l'Italia diventa definitivamente un paese industriale agricolo; rovesciando i rapporti di forza tra industria e agricoltura del ventennio fascista ed anche del periodo precedente, immediatamente successivo all'Unit? d'Italia.

Sono anni in cui le condizioni del lavoro salariato diventano sempre piu' precarie e sempre crescente diventa la domanda di equit?, di giustizia sociale.
Il delta tra le classi sociali diventa sempre piu' ampio e sempre maggiori sono le fasce di proletariato che scende sotto la soglia di povert?.

Il movimento sindacale tenta, piu' volte una risposta di massa al "carovita" ma senza successo. La DC si divide sulla "questione sociale" prevale la destra, che forma nuovi governi con Tambroni e Scelba.
Sono anni di repressione durissima. Sono gli anni degli scioperi del 1960, dei morti di Reggio Emilia.
Ma sono anche gli anni in cui il PCI estende il suo rapporto di massa .

Con la fine della DC partito di maggioranza assoluta e l'insuccesso della "legge truffa" nasce la seconda fase: quella dell'apertura ai socialisti.

Questa fase ? caratterizzata dal riformismo; anche con scelte pregevoli e popolari ( per esempio il piano casa di Fanfani). Sono gli anni in cui muore Mattei e, assieme a lui, il timido tentativo di rendere autonoma dagli Stati Uniti la politica industriale; in modo particolare quella energetica.
Ma sono anche gli anni della discriminazione a sinistra e del veto verso il PCI.

La terza fase ? quella che inizia, a mio giudizio, con le grandi lotte operaie e studentesche della fine anni '60 (1968-1969)
Dopo molti insuccessi il movimento operaio, i metalmeccanici in particolare, riescono ad acquisire contratti molto vantaggiosi che, finalmente fanno crescere i salari in termini reali e, vieppiu', concedono spazi normativi di notevole importanza.
Penso alla "prima parte" dei contratti, dove il sindacato diventa soggetto autonomo di contrattazione anche entro le grandi fabbriche.
Vengono messi in discussione ritmi di lavoro, gabbie salariali, condizioni igienico sanitarie, organici,  pause mensa ecc.
In fabbrica entrano gli SMAL ( Servizi di medicina per gli ambienti di lavoro) Si inizia a parlare di lotta alle malattie professionali, alle sostanze pericolose ( amianto, piombo ecc.)
Arriva lo Statuto dei Lavoratori, la Riforma Previdenziale, la legge sulla Tutela delle Lavoratrici Madri.
Questa ? una fase espansiva che, di fatto, candida un nuovo blocco sociale alla guida del paese.

Il movimento operaio porta aria nuova entro la societ?.
Non a caso si forma una forte saldatura tra intellettuali, mondo universitario e movimento operaio.
Questo processo storico di radicale mutamento delle classi dirigenti e della cultura nazionale doveva essere fermato.
Ai conservatori e agli eversori, questa tappa di avvicinamento del PCI a livello di governo non piaceva.
Allora ecco lo stragismo di destra prima ( Piazza Fontana fino all'Italicus e strage alla stazione di Bologna) e poi, a met? anni '70 il terrorismo rosso.
Cambia il colore politico ma non il disegno: impedire l'egemonia politica e culturale della sinistra; fare fallire il disegno riformatore e la possibilit? che il PCI entrasse nel governo.
Il culmine lo si ha nel momento in cui viene rapito e ucciso Aldo Moro.

La terza fase ha durata brevissima: si pu? dire che si consumi ancora prima di avere mostrato le sue potenzialit?.
Morto Moro muore l'idea di "compromesso storico" e la possibilit? che il PCI venga associato alla direzione politica del paese.

Inizia la quarta fase: quella che comincia col "Lodo Donat Cattin" cio? "litighiamo su tutto ma non sul fatto che il PCI debba essere tenuto lontano dal governo"
Arriva Craxi, a cui una DC divisa concede di governare , per un decennio il paese.

Craxi impone alcune peculiarit?:
- rottura a sinistra ( se non nelle giunte locali, sicuramente a livello centrale)
- rottura dell'unit? sindacale con forte concorrenzialit? di CISL e UIL alla CGIL
- incremento del debito pubblico ( con l'inflazione che arriva a due cifre)
- rampantismo spregiuditato e sistema delle tangenti
- controriforma salariale con sterilizzazione della scala mobile

Questa fase si chiuder? col crollo del muro di berlino, per un verso e con "mani pulite" dall'altro.

Tutto ci? apparecchia alla "discesa in campo" di Berlusconi; il quale vede e intravede la possibilit? che il "vuoto" politico lasciato dai protagonisti della prima Repubblica porti il PCI-PDS ad una nuova egemonia culturale e, peggio, a governare il paese.

Ed ecco quella dei giorni nostri: la quinta fase politica, caratterizzata da:
- sostituzione di un nuovo blocco socio - culturale a quello in parte egemone negli anni 1970-1990
- politica come prodotto commerciale da "vendere" ad un certo target di potenziali acquirenti, secondo le regole del marketing
- concentrazione del potere mediante l'uso spregiudicato dei media
- dissoluzione di gran parte del welfare states organizzato dalla "cultura " della sinistra
- attacco alla separazione diei poteri dello Stato
- delegittimazione della magistratura, della stampa, della cultura
- culto della personalit?.

Ora, pu? anche essere che in questi sessant'annni, e in modo particolare in quelli recenti, le varie personalit? politiche ( D'Alema, Veltroni, Bertinotti.....) abbiano fatto errori politici tali da ridurre il peso della sinistra
Ma, se usiamo una diversa chiave di lettura, possiamo senz'altro dire che il "consenso" della sinistra si perde con la fine della sua egemonia, con la fase postindustriale e con l'incapacit? della sinistra ( questo si) di ricostruire un nuovo blocco sociale che potesse essere culturalmente egemone nella societ?.

Con la deindustrializzazione perde peso la classe operaia, finisce la saldatura con gli intellettuali e si forma un "vuoto"

Alla stessa maniera in cui il movimento operaio, le forze della sinistra riuscirono a riempire il "vuoto" della fine del primo centrosinistra; cos? il berlusconismo ha riempito il "vuoto" attuale; sostituendo il "popolo dei suv" alle "tute blu"

Concludendo:
forse la sinistra poteva evitare la debacle, di cui i risultati elettorali sono solo un aspetto.
Per? va anche detto che l'opinione avversa, chiamiamola cos?, ha messo in campo varie forze, di grande peso (dallo stragismo degli anni sessanta-settanta, al brigatismo, all'uso spregiudicato dei media in epoca recente)
Ovviamente non voglio dire che tutti quelli che sono stati contro l'egemonia della sinistra fossero o stragisti o finanziatori dei terroristi.
Dico solo che l'opposizione alla sinistra mostra piu' facce della stessa composita realt? antagonista che, negli anni, ? ricorsa indifferentemente alle stragi come alla P2, al Brigatismo come alla demolizione  della cultura della partecipazione di massa alla politica, pur di arrivare all'obiettivo.

Bisogna dire che , in questa fase storica, il pensiero moderato ? prevalso ed ha cassato un ventennio di cultura di segno opposto.
Francamente non penso che le responsabilit? personali di questo o di quel dirigente siano dirimenti rispetto a questo complesso quadro di riferimento.

La situazione ? grave, ma non seria

Offline Mr.Wolf

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Se non ho capito male, nell'analisi di Andrillo si pone l'accento sul fatto che la sinistra sia stata "disfatta" dall'eccessivo protagonismo dei suoi dirigenti, dalla loro voglia di "apparire".

Trovo per? che non sia l'unico motivo, una tale disfatta non si pu? ascrivere solo al protagonismo di qualcuno, pur concordando sul fatto che ci sia stato (perlomeno l'ultima volta che ha governato).

A mio parere, alla sinistra ha nuociuto il "mal del centro", qulla voglia insana che l'ha investita in pieno nel momento del crollo della DC ai tempi di Tangentopoli.

Non ha saputo resistere alla tentazione di "accorpare" una parte del centro, quella parte che ai tempi di Moro (ucciso proprio per questo) si voleva "coinvolgere" in un progetto politico di larghe intese.

Ecco, Aldo Moro, a mio parere un vero statista, aveva gi? visto questa popssibilit? di "collaborazione", ma la vedeva comunque disgiunta nella identificazione dei soggetti, ovvero collaborazione s?, ma ognuno mantiene la propria identit? politica.

La sinistra ha per vocazione e per natura, una base sociale composta dalle classi operaie, da quelle pi? deboli nel panorama sociale.
Il voler "inglobare" componenti centriste che si potevano accumunare "a progetto" in una unica realt? politica, ha portato alla creazione delle varie unioni, dalla Margherita all'Ulivo, ma non ha mai potuto sanare le inevitabili contrapposizioni di base.

Una componente centrista che si rif? alla morale cattolica, non pu? assolutamente condividere l'ideologia di una sinistra Bertinottiana, ad esempio.
In parole povere: Bertinotti e Mastella... che c'azzeccano tra loro ?

Io credo che il colpo pi? duro alla sinistra lo abbia dato il primo governo di centro-sinistra, quello che, una volta al governo, prima volta nella storia Italiana (nonostante abbia letto da un'altra parte, fuori di qui, che abbiamo avuto 45 anni di governanti di sinistra... :-[), non ha ... fatto quello che doveva.
Assicurare la rinascita della politica Italiana.
Non dimentichiamo "da dove" arriva il Berlusconismo: da Tangentopoli.

Tangentopoli non ? stata soltanto una vicenda giudiziaria, ha profondamente cambiato e segnato il rapporto dei cittadini con la politica.

E' da questo momento che nella gente "? nata la sfiducia" nella politica.
E' in questo che Berlusconi, affarista cresciuto all'ombra della politica, ha colto l'occasione per apparire come il "salvatore", come una persona che non aveva mai fatto politica ma impresa ( :-[) e che quindi era diverso dai politici che erano invece quelli che si sono rivelati essere, dei corrotti..

E la parte di popolazione rimasta orfana di riferimenti, ma spaventata ad arte dal pericolo "comunista"... gli ha creduto.

I tentativi della sinistra di portare con s? le componenti moderate, hanno generato il mostro, la nascita di coalizioni che tali erano solo in campagna elettorale, ma che quando si sono trovate a trasformare intenzioni di provvedimenti, hanno sub?to l'inevitabile "distinguo" tra le varie anime.

Un altro fattore secondo me fondamentale nel fallimento ? stata la mancata legge sul conflitto d'interessi.
Questa mancanza, il ppopolo della sinistra (e non solo quello... io non ne facevo parte...) non l'hanno capita.
O meglio... ha fatto "sospettare" molto sull'integrit? morale di tutti.

Perch? non ? stata fatta? E non solo in ottica "anti-berlusconiana", ma in generale.

Forse perch? qualcuno pensava (mi rifaccio ai vari D'Alema prima e Veltroni dopo) di poter in qualche modo "dialogare" con il Mule ?
Di poterlo "controllare" una volta in parlamento ?

Ecco.. a questa domanda io sto ancora aspettando una risposta chiara.

P.S.: al momento di pubblicare questo mio pensiero, noto gi? la risposta di Daniele. Ma non ho ancora letto il tutto, pu? darsi che alcuni miei pensieri siano gi? stati "sviluppati", nel caso... sorry .. ;)
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secondo i vari  Gentiloni, Realacci, la legge sul conflitto d'interessi era pronta da portare in parlamento, per questo Silvio si sarebbe affrettato nel corrompere piu gente possibile (Mastella non sa dire di no poveraccio)e far cadere il governo.

non so cosa sia vero di tutto ci?, so che un certo Massimo D'alema fa parte della combriccola di reclute berlusconeidi con un piede da una parte e uno, per sbaglio, a "sinistra".
E' forse esagerato pensare che il vero disfattista inciuciaro della sinistra sia stato proprio lui?
come non ricordare i casi Ricucci-LaTorre, scalata al Corriere. Ad ulteriore conferma.

ed ? per questo che il pd ? nato agonizzante e morir? decrepito :-X

andrillo

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Porca miseria, ragazzi... ma nessuno di noi ha da lavorare oggi? :D

Che messe di idee!

Stavo rispondendo poco fa per email a Wolf, e ho toccato alcuni punti che voi, intanto, stavate sollevando qui (ed altri). Ma gli ho "dato facolt?" di ribaltare la mia risposta sul forum, per cui non star? a riscrivere quanto lui, di mio, confido riporter?.

Aggiungo al volo poche cose (sto uscendo dall'ufficio, ho un appuntamento in un posto dove incontro periodicamente... qualche "testone" del governo passato).

Dunque...

 Io credo (lo scrivevo a Wolf) che l'erosione del consenso elettorale per la sinistra in questi anni fosse comunque inevitabile. Ci sono argomenti di carattere demografico e strutturale per sostenere questa tesi, ma ne parleremo casomai meglio altrove. Comunque, che il governo Prodi sarebbe probabilmente stata l'ultima "finestra di opportunit?" prima di un'ondata debordande di consenso destrorso la sinistra lo sapeva (o almeno, lo sapevano alcuni pi? attenti, e gli altri avrebbero dovuto saperlo).

Per cui, ? piuttosto accademico interrogarsi sulla domanda "se il governo Prodi fosse stato pi? incisivo, avrebbe potuto sopravvivere e guadagnare consenso al centro?". La mia risposta ? "No, ma comunque valeva la pena tentare".

Allo stesso tempo, credo che la responsabilit? di non averci provato non vada ascritta a Prodi stesso. Gi? nel 2006 Prodi ha fatto dei conti accurati, e ha pragmaticamente accettato di formare un governo pesantemente condizionato da veti e diktat. Un, a mio parere, lodevole esercizio di realpolitik. L'alternativa era lasciar perdere da subito.

La maggioranza del 2006 (che aveva, si ricordi, un vantaggio dello 0,2%!) era chiaramente riottosa, e comprendeva belve affamate alla loro prima (e ultima) occasione di governo, e chiari delinquenti che non potevano essere lasciati fuori. Prodi ha iniziato da subito uno slalom fra trabocchetti, paletti e ostacoli, mentre i suoi stessi sostenitori facevano a gara nel saccheggiare le istituzioni.

Credo, alla fine, che Prodi abbia fatto il massimo che poteva, pur se insoddisfacente. Chi avrebbe potuto, volendo, impostare la stagione di governo su un binario diverso era l'alta dirigenza dei gruppi pi? influenti (DS, Margherita, Ulivo): solo loro, facendo un passo indietro e accettando un pacchetto di ministri tecnici nei dicasteri chiave estraneo ai ranghi di partito (Monti, tanto per fare un nome) avrebbe potuto imporre maggiore morigeratezza e disciplina anche ai soci minori.

Non so se questo avrebbe potuto mitigare l'onda lunga del consenso della destra, che era ed ? consistente e solido, anche oggi.

Mo' scappo. Ne riparleremo.
cia'!

Offline Daniele

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Interessantissimo questo thred e, come ha scritto andrillo, ricco di spunti.

Vorrei intrattenervi su una considerazione di Lupo:"la sinistra perde perch? si ? illusa di potere allargare la propria rappresentanza al centro." ( parola piu', parola meno)

Mi pare una affermazione non da poco che merita di essere meglio valutata.

Scriveva Melchirre Gioia, in polemica con Filippo Buonarroti : " l'opinione moderata ? quella che vince, perch? meglio di altre sa rappresentare, allo stesso tempo, la volont? di conservazione e quella di cambiamento".

Come statistico non posso che dargli ragione: il centro di una distribuzione ? la media; e la media, a sua volta ? il luogo geometrico della distribuzione che meglio interpreta i  caratteri della popolazione.

Dunque una sinistra che sa e che vuole parlare con il "centro" ? una sinistra continuista col pensiero di Berlinguer.
E' noto che il PCI, all'indomani del colpo di stato in Cile si pose il problema della "robustezza" dello schieramento che governa.
Berlinguer pose il problema che il paese non poteva essere governato col 51%; che tale prospettiva avrebbe messo a rischio la democrazia e reso fragilissima l'azione del governo.
Mai intuizione fu piu' profetica: l'esperienza del governo Prodi lo conferma.
In questo si c'? stato un profondo errore dei gruppi dirigenti ( compreso Prodi) i quali azzardarono COMUNQUE un governo, decisamente troppo esposto ai pericolo di inadeguatezza, per la sua intima fragilit?.

Dunque la sinistra per vincere si deve alleare col centro. Su questo mi pare che non ci possano essere dubbi.
Per? questa alleanza, e questa ? la domanda, deve condurre ad un appannamento identitario o pu? essere una alleanza tra diversi che sottoscrivono un dignitoso e condiviso programma di governo?

Il fatto ? che le condizioni politiche nazionali e internazionali sono cambiate profondamente; e questo ci riconduce alle considerazioni che svolgevo nel mio post precedente.

Finito il blocco sociale su cui si reggeva il consenso al PCI; crollato il muro di Berlino e con esso il "socialismo reale" seppure il PCI avesse preso  da molti anni le distanze dal PCUS ( vedi XXV congresso del PCUS e l'intervento di Berlinguer sulla "spinta propulsiva") con quale forza il vecchio PCI poteva sperare di andare a "nozze" col centro moderato?

Tanto piu' che anche la "Balena Bianca" stava navigando in acque basse ed era a rischio asfissia; come pure il PSI, alle prese con lo scandalo delle tangenti....

Dunque la somma di disgrazie politiche, anche se non di segno uguale, ha scompaginato la possibilit? di alleanze tra vecchi soggetti.
La conseguenza logica fu la necessaria ricostruzione di una rappresentanza, sia a sinistra che al centro, che superasse i vecchi partiti.

Ma, quando si destruttura l'esistente, si rimette tutto in gioco. C'? stato un gigantesco "reset" politico; un "liberi tutti" che ha dato luogo a molte lacerazioni e a nuove aggregazioni.
Il mettere insieme soggetti diversi, con provenienze diverse, ha sicuramente semplificato il quadro politico , ma ha anche consegnato i nuovi partiti alla fase post-ideologica.
In pratica, sul finire degli anni '80 sono morti i partiti ideologico/pedagogici che, per quarant'anni, avevano contribuito a unire e a dividere gli italiani.

Gi? gli italiani; questo ? un altro capitolo del problema.
Esistono gli italiani? E, vieppiu', esiste l'Italia? Possono sembrare domande assurde ma lo sono solo in parte.
Il fatto che ci siano tante italie ( almeno tre) e ancora piu' "patrie virtuali"; il fatto che il delta tra nord e sud del paese, lungi dall'assottigliarsi si divarichi ulteriormente, pone ulteriori "zeppe" nella possibilit? di avere partiti nazionali, con rappresentanza ubiquitaria e in grado di superare i particolarismi.
Non a caso, nella debacle dei partiti nascono formazioni decisamente a vocazione localistica ( leggi Lega Lombarda, Liga Veneta ecc.); o formazioni, come Forza Italia, che si propongono di sostituire la DC nelle pratiche clientelari e di sottogoverno, mutuando le vecchie logiche di condivisione del potere anche con organizzazioni criminali che ben controllano il territorio e i flussi elettorali.

In politica non ? consentito dire "alimortis" come nei giochi dei ragazzi: fermare tutto e aspettare di avere il tempo di "confezionare" soggetti in grado di dare risposte.
D'innanzi al dinamismo della societ?, molto superiore a quello di chi la rappresenta, crescono le tentazioni al "fai da te" e quelle che spingono a concedere credito a chi propone l'anti-politica come maniera di pensare al "nuovo"
Il berlusconismo non nasce solo dal potere condizionatorio esercitato dai media; nasce soprattutto dal "vuoto" lasciato dai vecchi partiti.
Nasce dai secolari e irrisolti problemi che Gramsci accorpava nella "quistione meridionale".

Scrive il CENSIS nel suo rapporto annuale sulla societ? italiana: " questa ? una societ?/gelatina: informe, ripiegata su se stessa, orfana dei vecchi "credo" e incapace di trovare dei nuovi collanti che sostanzino la convivenza nazionale".

Tutto questo mi rende scettico nell'individuare in questo o quel personaggio di partito le responsabilit? della disfatta della sinistra.
In realt? sono una serie di cause, concause, retaggi del passato e miopie nel capire il presente, che hanno portato ad una sconfitta che, prima ancora che politica, ? sociale e culturale.

Per?, a questo punto, viene spontanea la domanda: si tratta di una sconfitta che ha carattere permanente o, piuttosto, di un "coma farmacologico" prodromico a felici intuizioni che consentano di riaggregare una porzione consistente della societ??
E, per contro: la vittoria che ora pare inarrestabile del "Mule" ( il mutante di Asimov nella trilogia della Galassia) rappresenta un fenomeno di lunga durata oppure, cos? com'? nato, ? destinato a dissolversi?
Forse ci vorrebbe Henry Seldom e la sua pscicostoriografia per leggere dentro a questo processo.
La situazione ? grave, ma non seria

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Come ha scritto Andrillo nel suo ultimo intervento, mi ha inviato un suo pensiero via mail, pensiero che posso citare, anzi ? doveroso per me farlo, dietro sua richiesta.

Scrive Andrillo:
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Secondo: io mi occupo e mi sono occupato di politica in modo piuttosto intenso, anche se oggi la politica non ? per fortuna intrecciata con le mie fonti di reddito. Ho avuto modo di operare all'interno di istituzioni dello Stato, anche abbastanza centrali, e a lungo. Ho analizzato, e scritto, e consigliato gratis; e consigliato qualche volta a pagamento; ho portato acqua; ho collaborato con partiti e con persone singole.

Mi piace trovare gente che vuole parlare di politica, e cerca di farlo bene: ? sano ed ? bello. Anche se sono piuttosto scettico sull'efficacia di questa pratica dialettica, soprattutto quando si realizza all'interno di "circoli" a partecipazione spontanea, come ? quello che si forma intorno a un forum web. Temo che questo pur lodevole esercizio di coscienza civile e confronto produca poco; questa ? la mia esperienza.

Viviamo in circostanze in cui il principale problema per il "cittadino pendolare" fra impegno civico e interessi privati (non so se conosci e ricordi "Felicit? Pubblica e felicit? Privata", di Friedman) ? la sensazione di impotenza, la difficolt? di trovare ambiti in cui esercitare il proprio impegno civico, quando se ne ha un po' da offrire. Finiamo quindi per sentirci estromessi dal processo politico e cerchiamo luoghi di confronto in cui perfezionare -almeno quello- la comprensione del nostro stato di impotenza.

Per parte mia, ho alle spalle una ventina d'anni di ripetute occasioni di interazioni con la politica (anche quella con la P maiuscola), e la conclusione che ho dovuto trarne ? frustrante. Il sistema politico che insiste in Italia ? sostanzialmente strutturato per gestire il saccheggio delle risorse collettive e la protezione di interessi organizzati (territoriali, categoriali...). Le sinergie naturali di obiettivi fra i diversi soggetti individuali e collettivi che concorrono al processo politico (legislativo ed esecutivo, soprattutto, forse un po' meno per quello giudiziario) determinano di fatto un'impermeabilit? delle istituzioni sociali e politiche al contributo di persone e gruppi con fini diversi.

Non sto dicendo che la classe politica ? sodale e conscia nel perseguire questo obiettivo. Dico solo che la rete di infinite sinergie di intenti, di fatto, opera incessantemente per cooptare risorse, competenze e lavoro orientati all'organizzazione e alla gestione del sistema clientelare-corporativo, mentre nulla fa altrettanto per favorire il processo politico partecipativo. La conseguenza ? che sistematicamente la politica isola, limita e poi rigetta tutte le iniziative che non sono funzionali al prosperare del sistema clientelare, o almeno le comprime fortemente.

Il fattore primo di questa situazione, a mio parere, non ? nella dolosa malvagia avidit? "dei politici", bens? nella radicata e persistente forza nella societ? italiana di alcuni perversi vizi che ci contraddistinguono da secoli: corporativismo, familismo, indulgenza verso l'illegalit?, scarso patriottismo, mitologia della scorciatoia e dell'estro, insofferenza nei confronti della cultura tecnico-scientifica (mmm... ho detto tutto?). Il che, in buona sostanza, significa che i nostri politici e i partiti in cui si organizzano (la cui forma, finanziamento e organizzazione non ? mai stata regolamentata sebbene la Costituzione lo prevedesse) non sono in linea generale da considerarsi i colpevoli, bens? solo gli accorti principali beneficiari e i migliori interprreti delle pratiche e delle logiche che i nostri vizi sociali conservano. Il che si potrebbe dire, in altri termini, affermando che anche ove l'intera classe politica sparisse per effetto di una fantascientifica epidemia,!
 questa sarebbe rimpiazzata da persone del tutto simili per intenti e inclinazioni. Perch? questa ? la politica che gli italiani sostengono e legittimano democraticamente con i loro voti, espressi cos? frequentemente. Il cancro di queste distorte motivazioni si estende inevitabilmente al sindacato, all'universit?, all'impresa di Stato e a quella para-privata (cos? sbalorditivamente poco attenta al mercato e alla finanza, in Italia, quanto lo ? all'appalto, alla concessione, alla riserva di monopolio, alla fiscalizzazione del rischio speculativo).

Tutto questo lungo ragionamento per dire... e che ne parliamo a fare? E mica serve uno scienziato per capire queste cose. Bastano pochi rudimenti di economia, giurisprudenza, sociologia e storia per guardare al nostro paese e capire che c'? in noi qualcosa di profondamente corrotto. Parlarne fra chi gi? ha dei dubbi, a che serve?

Non lo so, amico mio, non lo so... come vedi, nononstante tutto, io non mi stanco di scrivere.

E pubblica pure questo se vuoi...
Ciao, grazie.

Andrillo

La fortuna non esiste: esiste il momento in cui il talento incontra l'occasione. (Lucio Anneo Seneca)

Offline Daniele

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Allora Andrillo continua a scrivere.
I tuoi dubbi sono i miei dubbi; il tuo percorso politico/professionale ( da quel poco che ho potuto leggere) non deve essere dissimile dal mio.
E' troppo chiederti di essere anche tu protagonista dello psicodramma collettivo che esercitiamo qui, su questo forum, ma, orfano tra orfani, artefice di un sogno che pure intravediano, oltre il tunnel?

Mettiamola cos?: il sistema politico attuale ( e ci metto dentro tutti) denota stanchezza, vetust?.
Non ? detto che in un futuro non lontano non imploda e non lasci spazio a forme nuove di rappresentanza, ora inimmaginabili.

La democrazia rappresentativa ? "un" mezzo che le societ?, da alcuni secoli a questa parte, si sono date; per? essa non ? "il " mezzo in senso assoluto.

Chi pu? escludere che tra alcuni anni ( non so quanti) la forma piu' diffusa di coinvolgimento delle persone non sia la democrazia diretta, esercitata schiacciando "bottoni" da casa, su tutti i problemi dello scibile umano?

Ho la convinzione, e penso che non sia solo la mia, che stiamo per assistere a svolte epocali.
Spetta anche a noi, da protagonisti attivi, fare in modo che queste "svolte" non abbiano esiti autoritari e non si trasformino nelle peggiori tirannie.

L'unica cosa certa ? che non vi ? piu' nulla  di certo.
Basta guardare il G20 di Londra: tutti sanno che la crisi si batte solo con l'unit? di intenti; eppure stanno prevalendo i particolarismi : per cui tutti saremo piu' soli e indifesi d'innanzi a questa crisi nodale del capitalismo.

E se la risposta stesse nella decrescita ?
No, cancella: meglio non aprire questo argomento: sarebbe solo altra carne al fuoco e la "brace" ? gi? poca
La situazione ? grave, ma non seria

Offline Mr.Wolf

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Io credo che se siamo qui, tra noi, a dirci queste cose... vuol dire che in giro c'? ancora gente che VUOLE parlarne, che non si ? assuefatta agli spot, all'accettazione passiva di "quello che passa il convento".

Noi siamo solo un esempio pratico del fatto che ESISTE una voglia di cambiare le cose.

Ci siamo trovati per caso... ma ? stato davvero un caso ?
Non ? forse un caso... dovuto alla nostra precisa volont? di RICERCARE qualcosa di diverso?

Per questo, credo, siamo qui.
Ancora a parlarne, ancora a pensare, ancora a cercare... NON ancora rassegnati. Non del tutto.

Non ? finita... fino a che ? finita.
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Offline Daniele

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Non ? forse un caso... dovuto alla nostra precisa volont? di RICERCARE qualcosa di diverso?


E' un p? O.T., ma nemmeno piu' di tanto. "Ricercare" ? un termine che indica anche uno stile musicale che, assieme alla "Canzona" consent? di far fare un balzo in avanti alla letteratura organistica che, fino ai tempi di Frescobaldi e Gabrieli, aveva solo la mera funzione di "accompagnamento" del canto melodico.
Ecco, dal "Ricercare" venne nuova musica e che musica! ( Bach, Scarlatti, Vivaldi, Buxtheude......).

Dunque, continuiamo a RICERCARE
La situazione ? grave, ma non seria

Offline angrema

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Reagisco a queste frase, scritta ll'inizio discussione :
" La sinistra si  suicidata con le proprie mani, e il suicidio è conseguenza diretta del protagonismo delirante dei suoi massimi leader. Questo dicono i fatti, e anche i numeri del consenso elettorale, a volerli leggere".


VERISSIMO ! ! !

Ma non ci si puo' fermare qui, bisogna andare oltre...

In Italia forse non avete visto il rapido progresso delle crisi sociale di tutta una società, in venti anni.

Parte di questa crisi, ma anche una delle sue cause, è qui riassunta: la crisi della politica tutta.... !


                                   LETTERA DI UN ESPATRIATO

Miei cari Italiani rimasti,

dedico qualche pensierino a voi che siete rimasti nello Stivale, il Paese della Confusione.

Siete rimasti perché avete avuto fiducia nello Stellone, il quale avrebbe dovuto sistemare tutto. Lui, sistemare tutto, ....... agli Italiani pigri. 

Il numero di quelli che non credevano nello Stellone, anzi sbuffavano per l’ immobilismo della società, sembra aumentare.  Immobilismo di una società che vede i problemi e non li risolve, che non capisce cosa i cittadini vorrebbero.

Credevate, nell’ eleggere il vostro deputato, di averne un ritorno in futuro. Che egli vi risolvesse qualche problema sociale, migliorasse qualcosa nel Paese, o che vi trovasse un posticino a vostra moglie o cugina.  Credevate male, in fondo. E tanti hanno fatto lo stesso discorso. Ed hanno eletto  i rappresentanti in base a un: “lo conosco” oppure a un: “parla bene”. Trascurando il fatto che , perché un deputato risolva i problemi, non é importante che parli bene, ma piuttosto che sia un professionista di esperienza.

Per decenni gli Italiani hanno eletto il parlamento senza il criterio “professionalità, esperienza”. Risultato: nel parlamento oggi si vedono tre tipi di politici: a) quelli che sanno parlare (ma non fare); b) quelli che sono immersi nelle lotte di potere, di cordata, di clan, di congrega, di ghenga; c) quelli che sono incaricati di fare gli interessi di qualcuno (di un padrino, di una categoria). Tutti guardinghi, furbastri, manovratori e negoziatori di ogni tipo, agitatori di richieste o di ricatti. E poi, qualche eccezione di persona seria. Ma son troppo pochi.....

Con tale tipo di gente, incapace di risolvere i problemi, per decenni, gli unici contenitori esistenti nel parlamento,  il cui contenuto aumenta e trabocca, sono quelli delle “Decisioni non prese” e dei “provvedimenti che non risolvono”.

- Sapete che in tanti Paesi U.E. i candidati politici sono scelti per capacità, preparazione professionale, esperienze di lavoro. Mentre in Italia i loro comportamenti si basano sull' equivoco: per  fare i politici basta avere l' istinto politico ?
- Vi é sembrato che uno dei più grossi contributi alla diffusione della corruzione in Italia (la quale é uno dei maggiori ostacoli allo sviluppo) é quello di tanti  politici degli ultimi trenta anni ?
- E' chiaro agli Italiani di buon senso che l' economia non puo' fiorire in una società che non funziona, che ha eliminato i Valori (e in particolare non conosce l' organizzazione) ? 
- Sapete che il Bel Paese é forse l' unica nazione U.E. ove la costituzione e le leggi si applicano o non si applicano, dipendentemente dalla fortuna (o dal referente) della persona in questione ? Che ci sono due categorie di cittadini: quelli che fanno i mazzi; e quelli che si fanno mettere nel mazzo ?

La conseguenza, nella vita sociale italiana: gli inghippi, le non risposte, i problemi irrisolvibili, i contrasti, le lotte, le sopraffazioni, tendono sempre ad aumentare. In una società cosiffatta, cosa puo’ succedere ?

-   qualcuno, e sono sempre più, é vittima di sopraffazioni;
-   gli imprenditori si trovano di fronte ad aumenti vertiginosi dei costi; di conseguenza la competitività tende a calare, gli sprechi invece no, quelli aumentano.

Finché al parlamento siederanno tristi figuri simili a quelli che abbiamo eletto, finché gli Italiani non saranno capaci di trovare di meglio, .................. non esiste nessuna speranza che la società italiana inizi a funzionare. Almeno finché sono i partiti a scegliere i candidati...

E finché la società italiana continua a non funzionare............. nessuna speranza che l’ economia, di un Paese che pur fu competitivo, possa prendere lo slancio che gli imprenditori (e chi cerca lavoro) vorrebbero.....

Se l’ Italia fosse una democrazia, e se gli Italiani fossero maturi e capaci di attuarla, ci sarebbero anche evoluzioni richieste dal basso. Ma non ce ne sono. Come si puo’ credere che l’ Italia sia una democrazia ?  Queste valutazioni, che certo voi conoscete, si vedono anche dall’ Europa.  Anzi vorrei dirvi che:

-   se non ci europeizziamo, se non diveniamo capaci di gestire una società efficiente (con tanti bastoni e tante carote), se non impariamo la buona gestione, ..... allora stiamo rassegnati........
... la povertà, quella del sottosviluppo, arriva da sola, in punta di piedi...
 -    se invece vogliamo europeizzarci, ebbene,   ...... la volontà non basta. Poiché ormai le capacità di gestione efficiente, corretta, sembrano scomparse.........  Allora, bisogna reimparare molte cose, in ambito sociale. Impararle in U.E......

Per reimparare, il metodo sicuro, che mi sento di consigliarvi, é di parlare con emigrati qualificati. Quelli che vivono in Paesi normali, ove la chiarezza, la coerenza, l’ efficienza, l’ onestà, la dirittura, il rigore, la responsabilità, il realismo, il valore, il merito e l’ impegno, sono ....... ........aria che si respira.


Rudolf Realist

 (disponibile ad una presentazione delle cause del degrado)

P.S. Visto che non é consigliabile dar fiducia a tanti politici, sarebbe vostro interesse associarvi (o usare un’ associazione esistente) per tirarvi fuori dai guai. Una cosa possibile, se volete partire col piede buono, sarebbe chiedere a persona competente in sviluppo (anche il sottoscritto) di presentarvi:
- le cause del degrado;
-   le condizioni sociali necessarie per permettere lo sviluppo economico.

Volete una presentazione, delle trenta cause del sottosviluppo italiano  ?  Che devono, assolutamente, essere svelate per poter ambire ad un Paese normalizzato. Organizzatela in un contesto sociale, non politico. Mi invitate, verrei apposta in Italia.