*AuthorTopic: Una Proposta  (Read 415 times)

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Offline angrema

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Una Proposta
« on: 19/02/10 (18:51) »
                                                 
Nei Paesi ove esiste la “società della fiducia” (gran parte della U.E.) gli imprenditori, l’economia hanno il sostegno della prevedibilità delle azioni di ogni interlocutore. Il sospetto, l’intoppo, la non risposta, sono merce rara. Lo sviluppo dell’economia è possibile.
 
Lo Stivale é un Paese speciale: dove la vita sociale è infarcita di difficoltà impreviste, sorprese, intoppi, inciampi, rotture, non risposte, interventi di referenti o padrini ; talvolta ricatti o somme da pagare in nero, per avere quello che secondo le leggi ci spetta di diritto.   Il dirigente pubblico, talvolta intronizzato da un VIP della politica, puo’ essere molto attivo. Soprattutto nelle lotte di potere. Trascura talvolta la gestione affidatagli. O si occupa della gestione, ma senza impegno né motivazione.

 Quali le prospettive del sistema Italia ? Sicuramente molto magre, per via della sua competitività evanescente. Quando i nodi del tessuto sociale diverranno troppi, si avrà aumento della confusione e  persino rischio di bloccaggio di qualche istituzione.  Il rischio: che lo Stivale inciampi nel Kaos......... !

Cosa esattamente é successo ?

- La Pubblica (d)Istruzione ha fatto, per decenni, un cattivo lavoro. Non ci ha insegnato metodi di lavoro e forme di pensiero adatti al secolo XXI. E cioé metodi basati su coerenza, logica, struttura, realismo, responsabilità,  efficacia dei risultati.  Ci é stata data, é vero, un’ottima formazione umanistica, ma troppo vicina, credo, alla Humanitas di qualche secolo fa. Basterà, nel Villagio Globale ? Sembra di no, a guardare ai risultati.

- Un secondo errore del sistema Italia di inizio secolo: pessimo metodo di selezione della classe dirigente, basato sul valore ... delle chiacchiere, anziché della professionalità. Non poco, per affossare le prospettive di una società... E’ lecito anche porsi il quesito: “Sono i politici che vogliono vendere chiacchiere, o sono gli elettori che le vogliono sentirle ?”.

- Un terzo errore, anch’esso della Pubblica (d)Istruzione, quello di non educare il cittadino, di non insegnargli i suoi diritti ed obblighi verso lo stato, la struttura della società, i suoi meccanismi di funzionamento. I quali dovrebbero percio’ essere gestiti, se va bene, da angeli invisibili. Se va male, da padrini nascosti.

Ma non sono gli unici fattori.......

UNA PROPOSTA SENSATA

Suppongo che un imprenditore, stanco dal sistema, mi chiedesse: “Tu espatriato, come vedi la ricostruzione ? Possibile ?”. In tal caso suggerirei alcuni punti di base, visti cogli occhiali di un emigrato (più oggettivi perché meno di parte).
 
Nell' interesse del cittadino qualunque, dovremmo porci questi obiettivi, che ci permetterebbero di divenire europei a pieno titolo:
 
1. Europeizzare il Paese nei fatti, non a parole. Soprattutto eliminando il divario fra intenzioni dichiarate e miseri fatti poi attuati. (con nuovi metodi di lavoro e gestione del personale).
2. Far funzionare le ruote della società, in modo uniforme per tutti gli Italiani, prendendo esempio dai Paesi Nordeuropei;
3. Rifondare la società italiana, sviluppando un Patto Sociale, basato su:
a) vera applicazione, di qualità, di precisione, affidabile, continua, della Costituzione e delle leggi, egualmente per tutti; b) applicazione degli strumenti e metodi necessari a dare risultati sociali a livello europeo (aumentando al massimo le efficienze e combattendo gli sprechi nelle gestioni pubbliche). c) applicazione nella vita pubblica di quei valori positivi che permettono a tanti Paesi U.E. di gestire la società.
4. Mettere in funzione, con un programma impegnato e di qualità, con la diffusione di adeguati metodi di lavoro, i meccanismi sociali con risultati simili alla Francia, al Belgio, al U.K., alla Germania, alla Olanda, alla Finlandia, etc. La cosa é possibile solo se si gestirà il Paese con chiarezza e trasparenza. E con una buona strategia.
5. Sotterrare la politica delle chiacchiere e dell' inazione. Inizio della politica dei fatti e della serietà. Ad esempio imponendo professionalita negli uomini publici !  L' obiettivo da raggiungere: instaurazione di una democrazia reale, col bando della Commedia dell' Arte Politica. Cosa raggiungibile colla gestione responsabile ed efficace del personale in ogni attività economica ed  amministrativa.
6. Cambiare tutte le facce del potere é l' unico modo per arrivare ad uno stato che serva tutti i cittadini e non favorisca solo certuni o certi clans.
7. Parole d' ordine per un tale programma sono: la verità, responsabilità e serietà, basta colle chiacchiere, basta colle sceneggiate.
8. Per poter raggiungere tali obiettivi, ci vuole in primis la sostituzione del lassismo col rigore, della irresponsabilità colla chiarezza nella vita sociale, del menefreghismo coll’impegno, etc....
9. L’obiettivo finale del programma deve essere: PASSARE DALL’ ATTUALE PLUTOCRAZIA ALLA VERA DEMOCRAZIA (quella che esiste in tanti Paesi europei). Cioé applicare in pratica quanto é per ora scritto su pezzi di carta....

C’ é, per arrivare a tanto, una condizione necessaria: cambiare qualche abitudine di molti Italiani. Vorranno farlo sapendo che, cosi, potrebbero avere ricchezza e lavoro ?
 
SOLTANTO UN PROGRAMMA SERIO, DEL TIPO CHE PROPONGO (ma da discutere), SARA' IN GRADO DI FAR FUNZIONARE LA SOCIETA’, DI RISOLLEVARE L' ECONOMIA

----------

P.S. Se poi la nostra pigrizia ci suggerisse di restare dove siamo, ebbene, allora ... stringiamoci la cinta...... oppure cerchiamoci un lavoro in un Paese serio.

Per avere un’ idea:  fra le cause di inefficienze c’ é anche, soprattutto nel sociale:

-   insufficiente riflessione, basta l’ intuito;
-   inadeguata programmazione e strutturazione delle attività (preferiamo reagire alle emergenze ....);  il testo “Metodi e risultati” va in dettaglio.
-   handicaps di capacità nella discussione/costruzione del consenso e nella gestione di programmi complessi, di macrosistemi, causa la mancanza di metodi adeguati;
-   accettazione della confusione come quadro di attività.

E da questi “fattori di sottosviluppo” che derivano due cose: a) lo sforamento del tetto da parte dei conti pubblici; b) il calo di competitività.

Davanti a noi due strade:

-   vi fidate dei politici; la destinazione finale del sistema Italia sarà il terzo mondo;
-   aprite gli occhi; in tal caso fatevi aiutare da valutazioni sociali realistiche, che troverete su:


http://angrema.blogspot.com
 
Ci sono le Lettere dall’ Europa di Antonio Greco. Il quale ha lavorato in giro per l’ Europa per trenta anni e vive in Francia da venti anni.


Antonio Greco
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« Last Edit: 23/02/10 (11:56) by Mr.Wolf »

Offline enrico

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Re: Una Proposta
« Reply #1 on: 20/02/10 (14:33) »
Cos'è la società della fiducia? Ce lo spiega angrema: «quella in cui gli imprenditori operano in un quadro di certezze». E ci informa che l'Italia non è un paese di certezze, elencando una serie di ragioni che vanno dalle inefficienze della pubblica amministrazione, alla scelta delle classi dirigenti e ad una istruzione che non forma i cittadini che lui vorrebbe; e ci fornisce il link per nostri ulteriori approfondimenti.

Quando si parla di una società in termini di fiducia, saltando tutti i passaggi relativi alla costituzione dei rapporti sociali e materiali, credo che si entri in un mondo dl Alice che appartiene soltanto al quadro ideologico di chi professa tale genere di conoscenze.

Il Risorgimento è quel periodo storico in cui si contestano le occupazioni straniere del nostro territorio o che si fomenta la ribellione degli stati del Sud per il fine di unificare il paese, non importa se in una libera democrazia o se nel quadro dello stato di una monarchia sabauda. A Teano vi è la resa dei conti, e l'attivismo dei Savoia, con le lotte contro l'occupazione austriaca delle regioni del Nord, è determinante a stabilire  di chi sia il potere e quali debbano essere le forme costituzionali del nuovo Stato Unitario.

Ma l'unificazione del paese non è che una parte dello sviluppo che poi si sarebbe messo in moto, sia per le spinte interne che per quelle esterne. Vi è da tempo in Europa, l'ennesima trasformazione degli stati alla ricerca dei loro assetti nazionali, spesso nell'ambito delle etnie e delle culture linguistiche dominanti. Anche il nostro paese non sfugge alle sollecitazioni del nazionalismo e della guerra in una competizione globale, sia per la modifica dei confini, in Europa, che per la conquista di nuove colonie in Africa ed in Asia.

È in questo quadro che si sviluppano le guerre coloniali in Africa, e ad esse si collegano la prima e la seconda guerra mondiale, ciò che ha portato ad una trasformazione industriale anche del nostro paese, accompagnato dal quel conflitto sociale anti-bolscevico che ha generato il fascismo.

Quale era la “fiducia” che ha accompagnato questi rivolgimenti e le guerre, se non quella nelle proprie idee (ideologia di potenza) e nelle proprie fazioni (lotta di classe) e che, essendo di tale durezza, veniva imposta al popolo con i rigori del fascismo. Si è cercato e si è voluta quella frattura per quasi un secolo e ciò ha portato a quell'irrigidimento che è sfociato nella Guerra di Resistenza al fascismo, fascismo che era espressione, di fatto, di una visione nazionalistica in cui si fondeva la stessa reazione alla lotta di classe socialista. E come se non bastassero trent'anni di sovranità limitata imposta dai patti militari, ci pensò poi la strategia della tensione a seminare il paese di centinaia di cadaveri sui treni, nelle stazioni e nelle piazze.

Neppure con la caduta del muro il nostro paese trovò definitivamente la pace, poiché proprio nel momento di maggiore debolezza di quelle compagini che avevano governato o che si erano opposte in funzione dei patti militari, il paese è stato aggredito subdolamente da un partito reazionario che da tempo preparava la sua occupazione della politica, dopo aver costruito quell'indispensabile rete della propaganda legata alle televisioni ed alla carta stampata. Il Berlusconismo non è altro che la parte emergente di quel complotto.

Ora, caro angrema mi devi spiegare come si fa in questo quadro a preoccuparsi del quadro di certezze che vogliono gli imprenditori che per il settanta per cento sono proprio coloro che rappresentano la nervatura e la forza di questo regime golpista e para-fascista. Cambino per primi loro, si rassegnino alla legalità ed alla democrazia, e poi, di fiducia che non potrà che essere reciproca, se ne potrà anche parlare.

Offline angrema

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Re: Una Proposta
« Reply #2 on: 20/02/10 (16:00) »
Caro Enrico, è molto semplice in linea di principio.

Vai a vivere per 12 mesi in un Paese come  Francia, Germania, Olanda, Dnk, U.K., Svezia, Finl., per limitarsi alla U.E. Ti accorgerai che quei popoli non lavorano "sciatto", nella vita sociale.  Non lavorano senza organizzazione, non lavorano senza qualità ! Allora succede che quando fanno un programma o decisione, si tratta di cose realiste, non di chiacchiere.

Sono popoli che, riuniti in asemblea, sanno discutere, perché hanno avuto un'educazione. Quindi  finiscono la riunione con delle conclusioni precise. Che magari la settimana seguente iniziano ad essere attuate. Perché esistono i calendari, gli impegni presi, la responsabilità e le capacità sociale di ognuno.  Esiste la coerenza e l'obiettivo da raggiungere nei tempi previsi (non ad intuito, ma con un bel contarello).

Finisce cosi : tutti i diritti sanciti dalle leggi sono attuati, in un quadro di FIDUCIA RECIPROCA... !  Cosa abbiamo in Italia ?  Abbiamo tante bande diverse che dicono una cosa in pubblico (sceneggiata) e poi fanno l'opposto. Perché l'obiettivo degli uomini pubblici italiani è fregare qualcuno : o i controlli, o gli elettori, o il partito avversario... 

Goethe scrisse nel "Viaggio in Italia" : "Andate a vedere che belle cose, ma tenete la mano sulla tasca..!"

Stiamo ancora là, perché un popolo senza realismo sociale non ha saputo costruire una struttura sociale che funzioni...!  Non è stato educato ! Perché si è pensato che l'educazione non servisse !

Ecco perché Prerzzolini scrisse "Italiani, pecore anarchiche !"

angrema

Puoi anche non credermi, ma informati da chi sta all'estero !

Offline enrico

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Re: Una Proposta
« Reply #3 on: 20/02/10 (18:39) »
Quote
Vai a vivere per 12 mesi in un Paese come  Francia, Germania, Olanda, Dnk, U.K., Svezia, Finl., per limitarsi alla U.E. Ti accorgerai che quei popoli non lavorano "sciatto", nella vita sociale.  Non lavorano senza organizzazione, non lavorano senza qualità ! Allora succede che quando fanno un programma o decisione, si tratta di cose realiste, non di chiacchiere.



Quando lavoravo non facevo mai chiacchiere e le mie realizzazioni, a farne l'elenco si possono ancora vedere, ed essendo stato talvolta chairman di diversi gruppi europei, so pure come si lavora all'estero, con i francesi, gli inglesi i tedeschi, ecc. Non vi sono neppure nel nostro paese imprese che lavorano senza organizzazione e senza qualità. Le imprese che hanno chiuso lo hanno fatto sulla base di scelte che non dipendevano dalla loro organizzazione o dalla loro qualità, ma da altri fattori che sono connessi alla politica, anche quando a capo della politica c'era la Confindustria dei D'Amato,  dei Montezemolo o della Marcegaglia.

E allora veniamo al modo di fare le scelte con l'esempio della legge che si è voluta varare in questi mesi, per la protezione civile. La protezione civile, sotto l'aspetto dell'organizzazione e della qualità, in Italia si è fatta le ossa non solo grazie ai cataclismi che ci sono stati, ma anche per volontà del parlamento e per il concorso dei tanti volontari disponibili a lasciarsi organizzare. Dove non funzionava era nella scarsa trasparenza dell'assegnazione degli appalti, nella lievitazione ingiustificata dei costi, e nella confusione della catastrofe con l'emergenza di appuntamenti importanti, tra i quali il prossimo sarà l'Expo di Milano. E cosa ti va a fare questo governo degli imprenditori: ti crea un'accentuazione del principio della non trasparenza, vuole una amnistia per i reati derivati da quelle iniziative, non vuole distinguere nella maniera la più assoluta la procedura per le catastrofi da quella per le emergenze, magari di tipo istituzionale, come sarà il prossimo centocinquantennario dell'Unità d'Italia.

Qui il paese c'entra solo nella misura in cui non capisce dove sta l'imbroglio, ma chi sta distruggendo l'Italia non sono di certo gli italiani nella loro generalità, ma quelle forze politiche che stanno da quasi vent'anni disarticolando lo stato. È Berlusconi insieme al settantacinque per cento della Confindustria e di altrettanti padroni della piccola e media industria che ci stanno frenando, che ci stanno distruggendo. Gli altri paesi non hanno questi imprenditori di piccolo cabotaggio, nipoti non pentiti di un fascismo quasi agricolo ed imperialista. Noi invece li abbiamo e non riusciamo ad impedire che comandino con il fine di disarticolarci e renderci definitivamente incompatibili con la democrazia.

Se questo paese resiste è perché vi sono forze a sinistra, che seppure non comprendono a fondo questo disegno, hanno comunque degli anticorpi ideologici che creano allarme ed intralcio ad ogni manifestazione di quella tendenza disfattista che hanno assunto le forze di destra capitaliste del nostro paese.

Come dicevo a Wolf, se anche preferisco seguire la teoria politico-sociale di Popper, poiché ritengo che nel lungo periodo la forma di stato preferibile sia quella che contemperi un equilibrio dei poteri (quelli che ci sono, non quelli che vorrei io, soltanto), d'altro canto so perfettamente che vi sono trasformazioni sociali che mettono in discussione proprio quegli equilibri. Ma vi possono anche essere forze che non si rassegnano a vedere limitata la loro forza e la propria funzione e quando agiscono per rompere il giusto equilibrio garantito dalle istituzioni, allora diventano nemiche di quella società aperta che è la sola condizione per il mantenimento della pace sociale e che è anche la sola, capace di scongiurare la guerra civile.

Nel nostro paese chi frena lo sviluppo sono proprio le forze imprenditoriali che voglio smantellare lo stato sociale per prendere il potere in una società “leggera” da poter depredare. È questo stato di conflitto latente che ci mette in difficoltà sul piano nazionale, e da questa crisi traggono spazi anche corruzione, criminalità, abusi ed ogni genere di comportamento negativo che altrimenti sarebbe più facilmente messo sotto controllo.

Qualunque altro paese che subisse lo stesso attacco che noi stiamo subendo - in questo momento dal nostro interno - non ce la farebbe a sopravvivere. Noi supereremo anche questa difficoltà, seppure accompagnata da tanta sventura!

Un esempio di visione:
http://www.youdem.tv/VideoDetails.aspx?id_video=c6d735e8-9bfe-4c22-9dc9-5939d00c3f16
« Last Edit: 20/02/10 (19:50) by enrico »

Offline angrema

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Re: Una Proposta
« Reply #4 on: 21/02/10 (16:26) »
A me pare (e ho paragonato l'Italia all'Europa per più di un 15nnio) che:

- nei Paesi più avanzati della U.E. i cittadini pensano ogni mattina "Come faro' oggi ad essere efficiente ?";
- in Italia negli ultimi 10 anni, per via delle confusione e della crisi galoppante, abbiamo elevato un monumento al lassismo ed un altro all'inefficienza.....
- nella vita sociale italiana è raro il "pensiero virtuoso", quello che iniziando un'opera, ha  già trovato in mente le varie fasi, come sono organizzate, quanto tempo ci si mette, quanto costerà, etc....

SE la P.I. ci avesse insegnato l'organizzazione ed il realismo (invece di insistere sulla fantasia) sarebbe un altro andare.......

In tal caso ci sarebbe una speranza che le istituzioni funzionassero, non dico come in Europa del Nord, ma comunque un po' meglio !


Chi si trova nella situazione simile all'Italia puo'abbandonare la pretesa di creare occupazione, nell'era del Villaggio Globale !

angrema

Offline enrico

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Re: Una Proposta
« Reply #5 on: 21/02/10 (22:46) »
preferisco il ragionamento che fa Prodi, al tuo, angrema.

http://www.youdem.tv/VideoDetails.aspx?id_video=3b36ba69-03ab-4d6b-a817-ab9c171fc408

Da questa "lezione" viene fuori un paese diverso ed i limiti sono più quelli che indico io di quelli che indichi tu.

Se si fa una generalizzazione Nord-Sud (sarebbe meglio riferirsi alle sole tre regioni con la criminalità organizzata) si sbaglia. La realtà dei luoghi comuni non sempre è realtà.

Offline angrema

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Re: Una Proposta
« Reply #6 on: 22/02/10 (10:36) »
Vorrei precisare che se ci sono persone interessate al progresso (rialzarlo a livello europeo) del Paese, allora suggesrisco  (ma son pronto a discuterne) :
- non fermiamoci alla dstr e snstr. Bisogna andare al di là, alla base del problema : "Perché gli Italiani non sanno gestire una Fiat, un Paese, un partito, una Sanità, un'Alitalia, con buoni risultati, a livello europeo ?"
- perché non riusciamo spesso ad attuare i programmi decisi ?
- perché la società italiana preferisce intrugli ed inghippi invece di costruire una società che funzioni ?
- perché non capiamo che il Kaos è generatore di sottosviluppo ?


Essendomi occupato di questo nel fare confronti con l'Europa (credo sia il metodo giusto), sono "pieno di risultati" da proporre.

Allora chiedo :
-  chi è interessato a questo, mi contatti al mio indirizzo;
- sono disponibile a fare una presentazione al pubblico, in ambiente NON POLITICO, ma imprenditoriale. Essa sarà necessaria se un giorno il Paese volesse ripartire....


C'è qualcuno che mi propone un congresso ?  Notate che non ho scopi di parte (sono pensionato) ed ho l'esperienza utile.

Antonio Greco
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Offline enrico

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Re: Una Proposta
« Reply #7 on: 22/02/10 (12:41) »

Quote
"Perché gli Italiani non sanno gestire una Fiat, un Paese, un partito, una Sanità, un'Alitalia, con buoni risultati, a livello europeo ?"


Ma che dici angrama. La sanità italiana costa un terzo di quella americana e metà di quella tedesca, eppure garantisce una vita anche più lunga che altrove. É in America che devono imparare a gestire la sanità ed in Germania possono ottenere delle buone efficienze se migliorano la loro gestione.

E veniamo alla FIAT. Ti pare che se non fosse stata gestita bene dal '92 ad oggi, sarebbe sopravvissuta, in un mondo in cui il settore automobilistico ha subito sconquassi di ogni tipo?

Di fronte all'evidenza di questi fatti, angrema, non ti senti come un disco rotto che ripete sempre le stesse cose?

Ma posso scendere anche in dettaglio se vuoi. Se parliamo di Fiat sono uno specialista del settore e ti posso chiarire tutto quello che vuoi, per la sanità sono un cliente che si avvale dei suoi servizi e che in un modo o nell'altro è riuscito sempre a risolvere i problemi che nel tempo si sono presentati.

Nulla da dire sulla Vision di Prodi?

Offline angrema

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Re: Chiarire Una Proposta
« Reply #8 on: 22/02/10 (15:52) »
Tengo a ricordare :

- che la Fiat si è ripresa, dopo anni di difficoltà, mettendo alla guida un ingegnre ital. di nome, ma canadese di esperienza.

- che se gli Italiani sapessero gestire, invece di mandare tante risorse per 30 anni alla Cassa del Mezzogiorno (senza risultati per il Sud, ma con tanta spesa), avrebbero fatto una cosa efficace : EDUCARE UN POPOLO SOTTOSVILUPPATO (un po' come cerca di fare la ONU per alcuni Paesi (si chiama cooperazione)..

- che le istituzioni italiane sono famose in Europa per non riuscire ad attuare tanti programmi iniziati...! O per far costare a consuntivo il doppio di quello previsto, in tempi e soldi..!

Per questo metto un post sui COCCI.

angrema

Offline enrico

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Re: Una Proposta
« Reply #9 on: 23/02/10 (00:43) »
Quote
- che la Fiat si è ripresa, dopo anni di difficoltà, mettendo alla guida un ingegnre ital. di nome, ma canadese di esperienza.



Se vuoi una sua biografia un po pittoresca vai su wikkipedia, ma ti posso garantire che la trasformazione della FIAT è avvenuta dal '92 al 2002 con Cantarella. Marchionne sino ad ora ha campato di rendita. Gli effetti della sua politica potrai iniziare a vederli entro questi cinque anni.

Cantarella se ne andò (giugno 2002) perché Gianni Agnelli voleva in tutti i modi vendere la FIAT, mentre lui aveva fatto di tutto per alleggerirla e renderla agile e capace di stare sul mercato(1). E lo fece, da un lato dismettendo tutti quei rami d'azienda che sono finiti nella sub fornitura esterna, dall'altro rendendola estremamente leggera e ben organizzata.

Giovanni Agnelli, appoggiato da Fresco (grande dirigente GE)  fece di tutto, nel 2000 per vendere la Fiat a GM, ciò che segnò i primi screzi con Cantarella. Ma il contratto di cessione fu fatto in maniera così articolata che nel 2005 il ritiro, obbligato dalla crisi, costò a GM un miliardo e mezzo di euro.

Il punto di svolta per la FIAT (si-vende-si-si-vende-no) ci fu con Umberto Agnelli, quando, a pochi giorni dalla sua morte (maggio 2004), capendo che vendere la Fiat, ormai risanata, fosse un errore, dichiarò proprio allora che l'interesse della famiglia Agnelli per la Fiat non sarebbe mai venuta meno. In quegli anni fa l'ingresso in Fiat proprio Marchionne, che prende quell'eredità e la porta avanti come ha fatto, ma è solo dal 2004 che deve svilupparla, perché dal 2003, data in cui entra nel consiglio di amministrazione, avrebbe solo dovuto venderla.

Mi scuso per l'estrema sintesi, ma qualche notizia abbastanza veritiera la trovate qui.
http://www.repubblica.it/online/economia/autoquattro/cantarella/cantarella.html?ref=search
http://archivio.rassegna.it/2005/attualita/articoli/fiat2.htm
http://www.repubblica.it/online/economia/crisifiatsette/aumenta/aumenta.html?ref=search
http://www.repubblica.it/online/lf_dietro_il_listino/020301FIAT/FIAT/FIAT.html?ref=search

Come vedi angrema, parli a vanvera, e su queste cose che conosco benissimo ho la possibilità di prenderti le misure. In quanto a Marchionne, non è ingegnere, ma è un commercialista, procuratore legale, avvocato ed esperto contabile diplomato, in pratica: un banchiere mandato da qualche banca svizzera nel consiglio di amministrazione, come lo fu Romiti quando fu prestato da Cuccia alla Famiglia Agnelli, altro che ingegnere.

nota:
1) è interessantissima la storia di quella trasformazione.
« Last Edit: 23/02/10 (09:40) by enrico »

Offline angrema

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Re: Una Proposta
« Reply #10 on: 23/02/10 (10:24) »
Grazie, Enrico, di quanto hai spiegato.

Ti pongo ora un quesito, a cui credo si possa dare una risposta realista. Il quesito :

- un Paese come la Svezia o la Francia, accoglie molte multinazionali. Ci si è mai chiesto in Italia perché abbiamo cosi poche grandi imprese ?  La nostra economia è soprattutto basata su media e piccola impresa, perché ?  Se le piccole/medie imprese han difficoltà a fare investimenti ; se l'economia di domani è basata sugli investim. di oggi, perché non si affronta in maniera seria il problema ? Perché si fanno solo auspici sugli investimenti e non si fa analisi seria ?
- perché investitori stranieri non decidono di venire in Italia ?

Io avrei due risposte in merito. Una la affiggo con il post "Due salse un po'". L'altra risposta la daro' a seguito della tua reazione.


Ritengo che questi quesiti siano la chiave per un'analisi seria che possa dare un futuro al paese, perché essi permettono, se ben trattati, di trovare le CAUSE dell'assenza di speranze attuale .....

Antonio Greco
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Offline enrico

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Re: Una Proposta
« Reply #11 on: 23/02/10 (12:11) »
 
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perché investitori stranieri non decidono di venire in Italia ?


Penso che la ragione principale in questo momento è che vi sono paesi in Asia molto più convenienti dove investire. Come dice Prodi, in Cina vi è una capacità produttiva per l'intero mondo, e per almeno dieci anni il costo del lavoro sarà competitivo con USA ed Europa.

Nel passato non siamo stati un paese a forte propensione per gli investimenti stranieri - a quel tempo si investiva per disporre di un mercato nazionale. Ora, in un momento in cui quegli investimenti se ne escono dall'Europa, per effetto della globalizzazione, in Italia tendono a scomparire. Hanno delocalizzato le imprese italiane, vorrei vedere che non lo avessero fatto anche quelle straniere che operavano sul nostro territorio.

Se queste sono le due ragioni principali, poi ve ne sono altre, le stesse che rendono difficile investire in Italia per qualunque investitore italiano o straniero. Oggi un'impresa deve avere una visione internazionale ed il mercato interno è solo "un di cui", lungaggini burocratiche, una logistica su gomma costosa, delinquenza nelle regioni del sud, un certo protezionismo nella difesa delle imprese (anche decotte, come l'Alitalia), ecc.

Infine, cosa devono venire a fare le imprese straniere, da noi, se le nostre capacità produttive nei comparti industriali  sono saturate solo al settanta per cento? Devono sviluppare l'alta finanza? ma quello lo possono fare anche dalle piazze di Londra e New York. Devono sviluppare le nuove tecnologie? Ma quello preferiscono farselo a casa loro. Come dice Prodi i capitali che arrivano attraverso i fondi sono onnivori e comprano solo per rivendere, mentre un paese ha necessità di investimenti più duraturi, più industriali che finanziari. Quindi, ragionare in termini di investitori stranieri oggi, significa essere in controfase. Andava bene ieri, ma oggi serve un impegno nazionale, meglio se in un quadro europeo di sviluppo dei nuovi prodotti che stanno guadagnando sempre maggiori fette di mercato, e per i quali noi oggi siamo solo dei compratori.

Come vedi, non solo ho risposto alla tua domanda, ma credo di aver argomentato come quella domanda sia anche sintomo di una concezione in controfase con i temi che deve affrontare e risolvere il nostro paese. Riascoltati la lezione di Prodi e fanne tesoro, vedrai che le prossime questioni che proporrai alla nostra attenzione, saranno più puntuali e coerenti con la vicenda che ora stiamo vivendo.

Offline Mr.Wolf

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Re: Una Proposta
« Reply #12 on: 23/02/10 (13:39) »
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perché investitori stranieri non decidono di venire in Italia ?


Penso che la ragione principale in questo momento è che vi sono paesi in Asia molto più convenienti dove investire. Come dice Prodi, in Cina vi è una capacità produttiva per l'intero mondo, e per almeno dieci anni il costo del lavoro sarà competitivo con USA ed Europa.

Concordo, fondamentalmente, con Enrico nella risposta alla domanda.

L'impresa segue le sue leggi, che sono tutte finalizzate all'utile.
L'Italia non è mai stata competitiva, come area produttiva.
Non ci aiuta neanche l'orografia del paese, diviso in due dagli Appennini, circondato dal mare... e nell'unica parte di collegameno terrestre, "difeso" dalla Alpi.
Ma soprattutto non ci ha aiutato la nostra mentalità, sin dalla nascita dell'Italia, fondamentalmente "assistenzialistica".
Insomma, non siamo mai stati un paese a forte attrattiva per gli investimenti.
Certo, abbiamo eccelso nella ricerca, nelle scienze, nelle arti... ma mai nella "produzione".
E non abbiamo mai sviluppato una vera capacità imprenditoriale. Non fa proprio parte della nostra mentalità.
Lo si nota nei rapporti, ad esempio, con le banche: in Italia queste fungono semplicemente da "vaso d'espansione" per chi già di suo possiede capitali.
Il nostro sistema bancario non è mai stato imprenditoriale, ma puramente "da banco dei pegni": se hai qualcosa di tuo, ti presto il controvalore.
Ecco, nella questione "impresa" io una buona parte di colpa la dò proprio al sistema bancario, ho una mia bella esperienza in merito..
Ma questo è un altro discorso..

C'è infine una ultima considerazione, alla non-attrattiva per gli investitori: la questione "mafiosa".
Dove per mafiosa non intendo quella violenta, quella delle stragi o degli attentati, ma quella della "mentalità".
Quella che impone, per fare qualcosa, di dover per forza "attivare" qualcuno, "pagare il dazio" (pizzo) al burocrate di turno, al dover chiedere "favori" (puntualmente da restituire).
Questo è un tipico comportamento da paese sudamericano o africano, non certo Europeo o Americano.
Non che nel resto del mondo non ci sia la corruzione, il favoritismo.
Ma da noi ha raggiunto livelli tali da divenire sistematico e "fondamentale".
Cosa si dice, qui in Italia? Se non conosci nessuno... non fai niente. Sintomatico.

Pertanto, i capitali si spostano dove è più alto l'utile, dove è più facile gestirli, dove "i fastidi" sono minori o più rapidi da risolvere.
Non è immoralità, è pura "praticità". E concordo con l'analisi di Prodi: sarà la Cina, insieme all'India, a fare la parte del leone nel prossimo decennio.
Inutile pensare di "combattere", senza che ne accorgessimo, abbiamo già perso.
Se ne sono accorti gli USA solo adesso, quando, grazie alla crisi, hanno cercato di capire "a chi" dovevano i loro soldi, scoprendo che il loro principale creditore... è proprio la Cina.
Hanno capacità materiale, finanziaria, una popolosità che oltre a fornire manod'opera è al tempo stesso mercato.
Sono praticamente autosufficenti. Gli serve solo la tecnologia, ma quella che non hanno la comprano facilmente.
Oltretutto, imparano alla svelta. ;)

A noi sarebbe rimasta la ricerca, l'eccellenza... ma non abbiamo sviluppato neanche quella.
La fortuna non esiste: esiste il momento in cui il talento incontra l'occasione. (Lucio Anneo Seneca)

Offline angrema

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Re: Una Proposta
« Reply #13 on: 23/02/10 (18:55) »
Vorrei proporre due opinioni :

- Wolf scrive "L'Italia non è mai stata competitiva, come area produttiva.".  E' proprio questo un fattore importante (non ho detto l'unico).
- 1. se non avessimo la mentalità lassista, se avessimo proposto da tempo la qualità (cioé aggredito i lottizzatori e i doppioscenaristi), allora saremmo in una posizione un tantino migliore per commbattere le gare della competizione !
- 2. per me il metodo pratico è : "Paragonarsi agli Europei più avanzati". Chiediamoci : "Sappiamo gestire le istituzioni come fanno i Finlandesi, gli Svedesi, i Belgi, i Ted., i Franc., gli Olandesi , i Danesi ? " La mia risposta  è : assolutalmente no !".  Allora come potremmo gestire un'Alitalia ed essere competitivi ?  Come potremmo gestire la Sanità a livello francese o tedesco ?

UNa volta concordate le risposte, se avessimo una testa europea ci chiederemmo " Quali ragioni ? Quali ostacoli ?" Poi : lista degli ostacoli frenanti.  Infine una discuss., senza politici, su come eliminare gli ostacoli, tutti !
  Ora questo non è il pensiero di Antonio, è il pensiero degli Europei realisti.  Ma, chiedo, sono realisti gli Italiani, che nella vita sociale, amano il cambio di maschera frequente ?
Si puo' basare il realismo sulle maschere ?  Si puo' basare la competitività sulle lottizzazioni ?


Il Villaggio Globale va veloce, in alcuni regioni. NOi accettiamo di arretrare, dicendo "La Cina è forte " ?  Per me questa è una posizione SUICIDA. Anche perché la Cina, in alcuni settori, viene a imparare in Italia...



Datemi una reazione pls.

angrema
 



Offline enrico

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Re: Una Proposta
« Reply #14 on: 23/02/10 (19:25) »
Quote
«" Quali ragioni ? Quali ostacoli ?" Poi : lista degli ostacoli frenanti».



È tutto un discorso in difesa, Angrema. Poi quando hai la lista degli ostacoli e scopri che sono interessi con tanto di nome e cognome, che fai? Abbatti quegli ostacoli e butti nel cesso nome e cognome?

In un paese che si voglia trasformare democraticamente, non esistono ostacoli, ma opportunità e si lavora sulle opportunità. Se si lavora bene, dopo un po si vede che gli ostacoli non ci sono più. Se il limite dell'Italia è essere una appendice lontana dell'Europa, proprio quel fatto negativo può divenire una ragione di successo. I trasporti marittimi da e per l'Asia, possono trovare proprio nei porti italiani il loro fulcro. Certo, poi si devono “bucare le Alpi” verso i corridoi europei, ma si guadagnano lo stesso costi e tempi rispetto all'alternativa della circumnavigazione. Questo è solo un esempio.

Ciò che ci serve è una politica che voglia affrontare questi grandi problemi e che si apra al mondo. Con Berlusconi e la Lega al massimo ci possiamo chiudere, anzi, barricare in casa a vedere in televisione il nostro mondo che brucia.

Guarda in questo articolo un altro modo di approcciare il problema, apparentemente come fai tu angrema, ma che in realtà, almeno nel commento finale si apre ad una prospettiva che inferisce con la politica attiva. Il testo lo passo anche con una piccola malizia che capirai leggendolo.

http://www.unita.it/news/marco_simoni/95436/corruzione_e_modello_sociale_da_riformare
« Last Edit: 23/02/10 (19:59) by enrico »