Superato il primo, istintivo moto di stizza, e soppressa la mia tendenza a agire come il classico "ambientalista del no", vorrei ragionare un po' su questa questione delle energie "pulite", quelle che "non producono CO2".
La combustione di biomasse produce, inevitabilmente, CO2. Si afferma che NON produce CO2 soltanto perchè in teoria contiene una promessa e un solenne impegno: quello di permettere agli alberi tagliati, o comunque alla biomassa utilizzata attraverso la combustione o la biofermentazione, di riformarsi. Una foresta gestita in modo conservativo lo fa: la rotazione dei tagli permette, nel tempo, la crescita di nuove piante, che rappresentano una biomassa utilizzabile (e quindi fissano) una quantità di CO2 quasi equivalente a quella prodotta dal loro utilizzo energetico. Dico quasi, perchè anche il processo di taglio, preparazione del legno, ecc. costa energia e produce una certa quota di CO2; i trattori forestali e gli autocarri eccetera vanno a gasolio, non a legna; ma trascuriamo pure questa piccola differenza.
Se invece l'utilizzo della foresta NON è razionale e conservativo, ossia: se la legna viene semplicemente utilizzata senza consentire alla foresta di ricostituirsi, allora il bilancio CO2 non si pareggia. In altri termini, occorre "mantenere la promessa" di permettere alla foresta di ricostituirsi identica per estensione e struttura.... altrimenti, la cosa non funziona.
Al meglio, counque, immaginando che nessuno bari e che il bilancio accumulo/liberazione di CO2 sia in pareggio, l'uso energetico delle biomasse "va in pareggio": non riduce affatto la CO2 atmosferica. Se volessimo fare un passo in avanti, ossia ridurla, bisogna fissare la CO2, o identificare processi che la producono e interomperli.
Daniele si è molto meravigliato che io sia sostenitore delle discariche. Eppure le discariche, soprattutto quelle di materiali ricchi di carbonio in forma combustibile, sono un modo facile ed efficiente di fissare CO2 e diminuirne la quantità libera. Pensate alle sostanze plastiche. Se alla fine di un percorso anche virtuoso di utilizzo e riutilizzo, alla fine le bruciamo, liberiamo il loro carbonio come CO2, inevitabilmente. Se invece le seppelliamo, no. Abbiamo sottratto una certa quantità di carbonio all'atmosfera, esattamente come avviene, nei tempi geologici, quando biomassa viene incorporata nei sedimenti e "murata" nella profondità del suolo. Se seppelliamo la plastica, restituiamo al suolo il carbonio che gli abbiamo estratto e che rischiamo prima o poi di trasformare in CO2.
L'alternativa, che è oggetto di studio, è estremamente complessa e costosa: è quella di iniettare nel suolo, a grande profondità, la CO2 prodotta dalla combustione, dopo averla separata dagli altri gas e concentrata.
Vi sembra un ragionamento assurdo?
In conclusione, io sono fra i pochi che preferiscono le discariche agli inceneritori per tutto il "residuo non riciclabile". Dove, come, quando è un altro discorso.... al solito, è meglio fare le cose bene che farle male,

, ma secondo me il discorso fila.